Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Giurisprudenza

Immobile e impianto fotovoltaico,
verifica della proporzionalità

All’attenzione della giurisprudenza unionale è la questione della correlazione tra la comunicazione della destinazione di un bene al patrimonio dell’impresa e il diritto alla detrazione dell’Iva

Se un soggetto passivo ha il diritto di decidere di destinare un bene al patrimonio della sua impresa e, al più tardi alla scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione annuale dell’Iva, l’amministrazione fiscale nazionale non sia stata messa in condizione di accertare una tale destinazione del bene mediante una decisione esplicita o indizi sufficienti, può negare il diritto a detrarre l’Iva relativo al bene, considerando che è stato destinato al patrimonio privato del soggetto passivo (Cause riunite Ue C-45-46/2020)  

Sequestro preventivo di denaro ok
se sulla provenienza cala il silenzio

Soprattutto quando, oltre all’ingente quantità di soldi nascosti, vengono alla luce anche fatture emesse a fronte di operazioni inesistenti, pagate senza utilizzare mezzi tracciabili

Legittimo il sequestro preventivo di una somma di denaro occultata in buste di nylon sotto i sedili di un autocarro, con il quale rientravano in Italia due indagati per il reato di riciclaggio di contante proveniente da delitti tributari presupposti (emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti), in assenza di una giustificazione sul possesso (Cassazione, sentenza n. 33584/2021)

Sì al sintetico senza compatibilità
tra scudo e reddito non dichiarato

Gli effetti preclusivi del potere di accertamento del Fisco riguardano solo i beni “rimpatriati”. Acquisti di immobili e vetture non adeguati autorizzano alla presunzione di maggiori entrate occultate

È legittimo l’accertamento sintetico a carico del contribuente se manca la prova che lo scudo fiscale per il rientro dei capitali è sufficiente a giustificare i redditi non dichiarati contestati. Sul punto è necessario dimostrare una correlazione oggettiva tra il maggior reddito accertato e la provenienza delle somme o dei beni regolarizzati. Lo ha precisato la Corte di cassazione con l’ordinanza n. 24444/2021