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Giurisprudenza

Iva, no a base imponibile ridotta
se è sorto il presupposto d’imposta

La Corte di giustizia dell’Ue chiamata a dirimere una controversia incentrata sulla interpretazione normativa della seconda direttiva comunitaria 67/228/Cee

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La questione pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 8, lettera a), e del punto 13 dell’allegato A della seconda direttiva 67/228/Cee del Consiglio. La controversia dibattuta è relativa al rimborso degli importi pagati a titolo di imposta sul valore aggiunto sulle commissioni spettanti agli agenti per i beni venduti per loro tramite.    La causa principale La società ricorrente, rappresentativa di un gruppo di soggetti passivi Iva, ha svolto attività di vendita di corrispondenza nel periodo per il quale ha presentato ricorso al giudice nazionale per la questione in oggetto. Le società del gruppo, a loro volta, operavano per il tramite di agenti di vendita a cui era riconosciuta una commissione. La compravendita effettuata grazie agli agenti poi era regolata attraverso la riscossione ad opera degli agenti stessi che riversavano periodicamente alla società di vendita per corrispondenza. La provvigione del 10% spettante agli agenti, era accreditata su un conto aperto nei libri sociali per poi essere incassata dall’agente in varie modalità. Ovvero, tramite assegno, a compensazione dell’eventuale saldo a debito del conto, nonché a titolo di pagamento (anche parziale) a fronte dell’acquisto di beni. Nello specifico, però, nella causa principale la questione riguarda la commissione riscossa attraverso il versamento in contanti. Le società del gruppo, infatti, hanno chiesto all’Amministrazione tributaria nazionale il rimborso dell’Iva versata sul prezzo di listino dei beni, inclusa la provvigione agli agenti. Ma l’Amministrazione finanziaria concedeva tale rimborso ad eccezione delle provvigioni percepite, appunto, in contanti. A giustificazione di tale mancato rimborso si sottolineava che la seconda direttiva non obbliga il singolo Stato membro a una riduzione retroattiva della base imponibile come previsto, invece, dall’articolo 11, parte C, paragrafo 1, della sesta  direttiva Iva. Alla luce di tale situazione il giudice nazionale decideva la sospensione del procedimento e rimettere la questione ai togati della Corte europea.      La questione pregiudiziale Con la questione sottoposta all’attenzione della Corte, dal giudice del rinvio, si chiede di stabilire se alla luce dell’articolo 8), lettera a), seconda direttiva un soggetto passivo può considerare ridotta a posteriori la base imponibile relativa a una cessione di beni, nel caso in cui l’agente che abbia ricevuto dal fornitore un credito decida di riscuotere in contanti tale credito, da utilizzare a copertura dell’acquisto effettuato.   Le valutazioni della Corte L’articolo 5, paragrafo 5, della seconda direttiva sancisce che il fatto generatore dell’imposta si verifica nel momento stesso in cui avviene il perfezionamento della cessione i beni o della prestazione di servizi. A un completo esame della direttiva, inoltre, non si ha traccia di alcuna disposizione che stabilisca il sorgere del fatto generatore dell’imposta successivamente alla conclusione della cessione stessa. In altri termini, il debito fiscale scaturisce dalla base imponibile determinata al momento della cessione del bene, come osserva lo stesso avvocato generale nelle sue conclusioni. Non sembra plausibile motivare, la possibilità di una riduzione a posteriori della base imponibile, in considerazione del principio di neutralità fiscale che costituisce un principio fondamentale del sistema comune dell’Iva. Secondo una interpretazione, di tale principio, ritenuta la più conforme al caso di specie, nelle casse dell’erario deve confluire un ammontare di Iva esattamente corrispondente a quanto presente in fattura a titolo di Iva. Per altro verso, argomentano i giudici europei, problematiche come quella in esame, scaturiscono da una non equiparabile armonizzazione tra la sesta e la seconda direttiva. In tale contesto, il legislatore dell’Unione ha adottato l’articolo 11, parte C, paragrafo 1, sesta direttiva Iva, che, in via di principio, obbliga gli Stati membri a ridurre la base imponibile se successivamente alla conclusione dell’operazione il corrispettivo non venga totalmente o parzialmente percepito dal soggetto passivo. Ecco che allora, si può concludere, sottolineano gli eurogiudici, che la seconda direttiva deve essere interpretata nel senso che non si può imporre agli Stati membri che, a seguito di una modifica del controvalore di una cessione di beni, come quella di cui alla causa principale, di rettificare la base imponibile dell’Iva in un momento successivo al fatto generatore dell’imposta.   La pronuncia  In considerazione dei motivi addotti dai giudici della seconda sezione della Corte europea la pronuncia ha stabilito la corretta interpretazione dell’articolo 8, lettera a), seconda direttiva 67/228/CEE del Consiglio in merito alla fattispecie di cui alla causa principale. Per questo motivo gli eurogiudici hanno sentenziato che un soggetto passivo non può, a posteriori, ritenere ridotta la base imponibile Iva di una cessione di beni in considerazione del fatto che l’agente di vendita riceva dal fornitore un credito. Credito, inoltre, che lo stesso agente sceglie di riscuotere in contanti da imputare a copertura della compravendita di beni già perfezionata.
    Fonte: procedimento C-390/11
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