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Schede Paese

Arabia Saudita

Poche tasse e aliquote contenute. Sono i caratteri di un sistema che distingue tra imposta religiosa e fiscale

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L'Arabia Saudita (arabo: al-Mamlaka al-'Arabiyya al-Sa'diyya, Regno Arabo Saudita) è il più grande Stato asiatico della penisola araba. Il sistema giuridico si fonda sulla legge islamica "Sharia" (composta dal Corano e dalla Sunna). Nel 1992 sono state promulgate le leggi fondamentali del Regno (quelle, cioè, che svolgono una funzione costituzionale, in quanto la vera "costituzione" è il Corano). L'Arabia Saudita, nella sostanza, non si può definire uno Stato laico ma uno Stato teocratico, governo di Dio (come l'Iran e il Vaticano).
Il regno dell’Arabia Saudita rappresenta il più grande produttore ed esportatore di petrolio al mondo e controlla la seconda maggiore riserva di idrocarburi del globo. È l’unico Stato arabo a far parte del G20, dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica e dell’Opec.
L’Arabia Saudita si è da poco impegnata a attuare nel 2018 il primo scambio automatico di informazioni finanziarie con il Common reporting standard (Crs) dell’Ocse.
 
Le disposizioni doganali
La politica doganale saudita è volta a perseguire gli obiettivi religiosi e di sicurezza nazionale e gli obiettivi socio-economici. Per tali ragioni, è severamente vietata e punita la produzione e l'importazione di alcolici, carne suina e derivati, oggetti di natura religiosa e la pornografia. Le merci importate devono conformarsi a quelli che sono i modelli prescritti dall'Organizzazione dell'Arabia Saudita per la standardizzazione.
Al riguardo il Consiglio di Cooperazione degli Stati Arabi del Golfo ha introdotto nell'ambito dei 6 Paesi membri (comprendenti gli stati del Golfo di Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti) una unione doganale in base alla quale i dazi relativi agli scambi commerciali fra gli stessi sono stati ridotti da un dazio uniforme del 5 per cento per la quasi totalità dei prodotti.
Il mercato saudita è aperto a tutto il mondo con l'unica eccezione di Israele. Non esistono restrizioni quantitative e non è prevista la riscossione di altre imposte in aggiunta al dazio doganale.
In tema di import/export, l'Italia si pone al vertice della classifica dei principali partner commerciali con la monarchia saudita.

Il sistema tributario
L'Arabia Saudita adotta un sistema fiscale particolarmente flessibile e liberista (seppur fortemente centralizzato) con poche tasse e aliquote contenute. Con riferimento al periodo d'imposta, è consentito optare tra il calendario islamico Hijra (di tipo lunare, composto da 12 mesi alternativamente di 30 e 29 giorni, per un totale di 354 giorni) ovvero il calendario Gregoriano (di tipo solare, composto di 12 mesi di durate diverse - da 28 a 31 giorni, per un totale di 365 o 366 giorni). L’amministrazione tributaria del Paese è di competenza del Dipartimento della Zakat e delle Entrate (DZIT).
 
I principi del sistema tributario
Le persone giuridiche residenti in Arabia sono assoggettate all'imposta per i redditi ovunque prodotti (principio della tassazione su base mondiale o worldwide principle). Le persone fisiche residenti, quelle non residenti e le persone giuridiche non residenti sono assoggettate all'imposta limitatamente ai redditi di fonte saudita (principio della tassazione della fonte o territorial principle).

Le principali imposte
Nell'ordinamento fiscale saudita non è prevista alcuna imposta indiretta che si applica sui consumi o sul valore aggiunto. Al riguardo, giova segnalare che, da tempo, è al vaglio dei 6 Stati del GCC l'introduzione di un'imposta indiretta sul modello dell'Iva europea e con aliquota del 3 per cento il cui gettito consentirebbe di ridurre la tassazione delle società petrolifere, petrolchimiche e del gas naturale. Inoltre, non è prevista l'imposta di bollo. Il sistema impositivo centralizzato (che esclude imposizione a livello locale o regionale), invece, si incentra sulla distinzione tra una imposta tipicamente religiosa e una imposta propriamente fiscale.

A) Imposta religiosa
Rientrano nella prima categoria (Regio Decreto n. 61/5/1 del 05/01/1383 H.) la tassa coranica "zakat", l'elemosina "sadaka" e il quinto "khoms" (che possono vagamente essere inglobate nell'ambito delle imposte sul reddito delle persone fisiche o income tax).
La Zakat rappresenta un'imposta sacra obbligatoria di solidarietà che grava sia sugli immobili posseduti e sfruttati economicamente sul reddito, il cui gettito è destinato ai settori più bisognosi della società.
La legge impone l'applicazione di una aliquota minima con aliquota del 2,5 per cento.

Sono soggetti passivi le persone fisiche saudite e i cittadini di uno dei 6 Paesi membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo che svolgono attività d'impresa in Arabia Saudita, le persone giuridiche di diritto saudita o le persone giuridiche controllate da cittadini di Paesi del GCC che svolgono attività sul territorio saudita, le persone fisiche saudite e i cittadini di Paesi del GCC titolari di partecipazioni in società saudite.

La base imponibile della Zakat è costituita:
  • dal capitale giacente sul C/C per almeno un anno;
  • dai saldi del C/C bancario;
  • dalle rimanenze di magazzino;
  • dai profitti realizzati in periodi d'imposta precedenti e non distribuiti ai soci;
  • dai profitti accantonati per essere distribuiti ai soci;
  • dal profitto netto annuale;
  • dai prestiti ottenuti per finanziamenti o investimenti;
  • dai sussidi.
Per quanto riguarda le società di proprietà di cittadini con residenza saudita o in un Paese del Consiglio di cooperazione del Golfo (del quale fanno parte Bahrain, Kuwait, Emirati Arabi, Oman, Qatar e Arabia Saudita), la Zakat sostituisce l’imposta sul reddito delle società.

B) Imposta fiscale (corporate tax)
Solo il reddito d'impresa o il reddito da lavoro autonomo delle persone fisiche sono soggetti a tassazione, con applicazione dell'aliquota del 20 per cento e con un sostanziale rinvio alle regole previste per la tassazione delle società.

b-1) Irpef
Il reddito di lavoro dipendente non è tassato. Le persone fisiche non residenti e quelle residenti ma non appartenenti a uno degli Stati del Gulf Cooperation Council sono assoggettate all'imposta sul reddito delle persone fisiche, per la parte dei redditi d'impresa generati da attività svolte in Arabia Saudita. L'aliquota del 20 per cento segue le medesime regole in vigore per l'Ires.
I lavoratori dipendenti versano un contributo del 9% per l'assicurazione sulla vecchiaia, disabilità e morte.

b-2-) Ires
L’imposta societaria grava sul reddito d'impresa e ha generalmente un'aliquota del 20 per cento. Per le aziende “locali”, ovvero quelle i cui azionisti sono residenti in un Paese del Consiglio di cooperazione del Golfo, l’Ires si applica solo sulla porzione di utili relativa alla quota azionaria in mano estera. Per le porzioni di utili “nazionali” e per gli utili prodotti da società completamente detenute da azionisti “locali”, invece, la tassazione è quella della tassa coranica (la Zakat), che ha una aliquota pari al 2,5%.
Il reddito imponibile dell'impresa è determinato partendo dai risultati contabili del bilancio ai quali si apportano le rettifiche in aumento o in diminuzione prescritte ai fini fiscali. In linea generale, sono deducibili dal reddito tutti i costi inerenti con l'attività d'impresa. Con riferimento al riporto delle perdite non sussistono limiti temporali, mentre è previsto un tetto annuale massimo di utilizzo uguale al 25 per cento degli utili che risultano dalla dichiarazione dei redditi. I piani di ammortamento seguono il metodo dei coefficienti a quote costanti e variano in ragione della categoria di cespiti a cui si riferiscono. Le agevolazioni di carattere fiscale riguardano l'esenzione dai dazi all'importazione su macchinari, dotazioni ed attrezzature da utilizzare nella costruzione di nuovi impianti, o per l'ampliamento di impianti già esistenti. Gli incentivi riguardano, anche, le materie prime, semilavorati e imballaggi, allorché non siano presenti o lo siano in quantità non adeguata nel suolo del Regno. L'esenzione comunque è subordinata all'autorizzazione amministrativa da parte del competente ministero.

Ad ogni modo, occorre rilevare che sussistono talune specifiche differenziazioni di aliquota in ragione del settore commerciale di appartenenza dell'attività svolta. In particolare, possono distinguersi una aliquota fissa pari all'85 per cento per le società che operano nel campo del petrolio ed una di tipo progressiva con aliquote che variano dal 30 all'85 per cento per le società attive nel settore del gas naturale. Cambiamenti rivoluzionari nel settore degli idrocarburi sono stati annunciati nel mese di marzo 2017, con l’evidente finalità di rendere più attrattiva l’offerta pubblica di acquisto (Opa) della compagnia petrolifera statale (la Saudi Aramco). Per il periodo di imposta a partire dal primo gennaio 2017, pertanto, le aliquote delle imposte sul reddito delle società che operano nel mercato dell’estrazione del petrolio avranno questi valori:
  • 50% per le società che hanno investito capitali nel regno dell’importo complessivamente superiore a 375 miliardi di riyal (equivalenti a 100 miliardi di dollari)
  • 65% per le società che hanno investito capitali nel regno dell’importo complessivamente superiore a 300 miliardi di riyal, ma inferiore a 375 miliardi di riyal
  • 75% per le società che hanno investito capitali nel regno dell’importo complessivamente superiore a 225 miliardi di riyal, ma inferiore a 300 miliardi di riyal
  • 85% per le società che hanno investito capitali nel regno dell’importo complessivamente inferiore a 225 miliardi di riyal
Secondo il Ministro delle Finanze la riduzione delle imposte nel settore del petrolio e del gas naturale sarà compensata dalle tasse sui dividend e sui profitti. Le motivazioni per quello che viene considerato il più gigantesco taglio strutturale di tasse dell’Arabia Saudita risiedono sia nella necessità di ridurre l’impegno statale nel settore, sia nelle conseguenze del calo dei prezzi del petrolio. Secondo stime realizzate da una società di ricerca, la riduzione delle aliquote dovrebbe far salire la quotazione della società statale da 400 milioni a 1,4 miliardi di dollari. In tal caso, vendendo solo il 5% delle proprie azioni, il governo saudita racimolerebbe risorse per 70 miliardi di dollari.

Transfer pricing, dividendi, interessi, plusvalenze e capital gains
In tema di prezzi di trasferimento è prevista la possibilità per il Department of Zakat and Income Tax (cd. "DZIT") di applicare alle operazioni tra parti correlate il principio di libera concorrenza (arm's length principle). Con riferimento alla tassazione dei dividendi occorre distinguere l'ipotesi in cui gli stessi siano distribuiti a soggetti residenti (e in questo caso non viene applicata loro alcuna ritenuta) dal caso in cui i guadagni vengono assegnati a soggetti non residenti (e in questo caso sono soggetti a ritenuta nella misura del 5 per cento, fatta salva l'applicazione di eventuali e più favorevoli disposizioni che nascono da convenzioni contro le doppie imposizioni). Con riguardo alla disciplina degli interessi, l'ordinamento fiscale saudita scinde l'ipotesi di pagamento a soggetti residenti (cui non viene applicata alcuna ritenuta) e pagamento a soggetti non residenti (cui, invece, viene tassata con ritenuta del 5 per cento, salva l'applicazione di eventuali e più favorevoli, disposizioni convenzionali). In relazione alla disciplina del pagamento, al titolare, dello sfruttamento di un brevetto o di una proprietà intellettuale l'ordinamento saudita distingue la fattispecie in cui le royalties sono pagate a soggetti residenti (per i quali non viene applicata alcuna ritenuta) dalle royalties pagate a soggetti non residenti (per i quali sono soggetti a ritenuta nella misura del 15 per cento salva l'applicazione di eventuali, più favorevoli disposizioni convenzionali).
In dipendenza di corrispettivi connessi a prestazioni effettuate sui servizi tecnici e per quelli inerenti alle consulenze dovute a società non residenti è prevista la ritenuta con aliquota pari al 5 per cento. I compensi pagati per servizi di gestione dovuti a soggetti non residenti sono sottoposte a una ritenuta nella misura del 20 per cento. Sui pagamenti effettuati nei confronti di soggetti non residenti per alcuni specifici servizi che sono stati resi è prevista la ritenuta del 15 per cento.
Le plusvalenze relative alla cessione di azioni in società residenti sono considerate incluse nella base imponibile dell'imposta sui redditi delle società (restano esenti, invece, i capital gains che originano dalla cessione di azioni quotate alla Saudi Arabia Stock Exchange purché l'acquisto sia avvenuto a partire dal 1° gennaio 2005).

Gli incentivi per gli investimenti nelle regioni meno sviluppate

Il governo dell’Arabia Saudita ha approvato un piano di agevolazioni fiscali per attirarare gli investimenti nelle sei regioni meno sviluppate del Paese. Le agevolazioni sono assicurate per dieci anni dall’avvio di un progetto di investimento localizzato nelle seguenti regioni:
  • Ha’il.
  • Jazan.
  • Najran.
  • Al-Baha.
  • Al-Jouf.
  • Northern territory.
In base al piano governativo, le società che investono nelle regioni individuate dall’amministrazione potranno dedurre dal reddito imponibile:  
  • il 50% delle spese per formazione per dipendenti locali
  • il 50% dei salari pagati ai dipendenti sauditi
  • il 15% of the non-Saudi capital share, subject to certain conditions.
Ulteriori deduzioni sono concesse se il capitale di investimento stanziato per ogni progetto supera la soglia di un milione di riyal e se la società assume più di 5 lavoratori di nazionalità saudita con contratti di lavoro dipendente della durata superiore a un anno per impieghi di natura tecnica o amministrativa.

Convenzioni contro le doppie imposizioni
Resta fermo, ai fini fiscali, il prevalere di eventuali e più favorevoli disposizioni fiscali scaturenti da accordi convenzionali stipulati con altri Stati.
Al riguardo, il Regno saudita ha stipulato trattati per evitare le doppie imposizioni e prevenire le evasioni fiscali in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio.
In particolare, la Convenzione contro le doppie imposizioni tra la Repubblica italiana e il Regno saudita, riguardante le imposte sui redditi, è entrata in vigore l'1 dicembre 2009. La Convenzione risponde all'esigenza di creare un quadro giuridico di riferimento per gli operatori economici italiani operanti in Arabia Saudita competitivo e non discriminatorio, rispetto agli operatori stranieri i cui governi hanno già stipulato con il nostro Paese analoghe convenzioni.
La struttura convenzionale ripropone lo schema-base degli accordi di specie riconosciuto internazionalmente a livello di Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).
La sfera soggettiva di riferimento è relativa alle persone residenti in uno o entrambi gli Stati contraenti; per quanto concerne invece l'ambito oggettivo di applicazione, la convenzione si rivolge alle imposte sul reddito e sul patrimonio in vigore nei due Paesi al momento della stipula dell'accordo.
Secondo l'articolo 2, comma 3 della Convenzione, le imposte coinvolte riguardano:
  • per l'Italia l'Irpef, l'Ires e l'Irap, nonché le imposte sostitutive delle imposte sui redditi;
  • per l'Arabia Saudita la zakat (che si configura come una tassa religiosa che rappresenta l'unica imposta sul reddito delle persone fisiche) e l'imposta sul reddito delle società, ivi compresa l'imposta sugli investimenti del gas naturale.

 


Lingue: l'arabo
Forma di governo: monarchia assoluta
Moneta: riyal saudita (Sar)
Capitale: Riyad
 



La presente Scheda ha scopi esclusivamente informativi, non impegna in alcun modo né la direzione del giornale né l’Agenzia delle Entrate.




aggiornamento: maggio 2017 (aggiornamento a cura di V. Rossi)
 

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