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Dal mondo

Uk, uno stimolo fiscale alla lettura.
Niente Iva su ebook e giornali online

Il Governo britannico ha anticipato la decisione di togliere l’Iva su libri e periodici in formato digitale per favorire i cittadini lettori durante il lockdown

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Il Regno Unito cancella l’Iva su e-book, quotidiani e periodici online e tutte le altre pubblicazioni digitali. La norma che abolisce l’imposta è entrata in vigore il 1° maggio scorso, in anticipo di ben sette mesi rispetto a quanto previsto dalla legge di bilancio. La misura, infatti, era stata programmata per l’inizio di dicembre 2020, ma il governo d’Oltremanica ha voluto accelerare per rispondere concretamente sia alle esigenze di cultura, istruzione e intrattenimento dei cittadini e lettori britannici, chiusi in casa per contenere la diffusione del virus durante l’emergenza Covid-19, sia a quelle dell’industria editoriale, che dovrebbe beneficiare di un impulso nelle vendite.

Una “tassa sulla lettura” che penalizzava il digitale – Nel Regno Unito la tassazione di libri e pubblicazioni ha una storia peculiare. Fin dagli anni Settanta, da quando l’Iva è stata introdotta nel fisco britannico, libri, giornali e riviste su supporto cartaceo sono esenti dall’Iva. Al contrario, libri e periodici in formato digitale sono sempre stati soggetti all’aliquota Iva del 20%: di fatto, una penalizzazione per i lettori che privilegiavano la versione “immateriale”. In seguito, l’enorme successo delle pubblicazioni online e la sempre maggiore diffusione degli e-reader hanno trasformato quella “differenza” in una vera e propria disparità, tanto da mobilitare le associazioni di editori, autori e altri importanti stakeholder del mondo della cultura, dell’istruzione, del non-profit e della cittadinanza attiva in una campagna dal titolo eloquente: “Abbattiamo la tassa sulla lettura”. L’appello, avanzato a ottobre scorso e recepito nella legge di bilancio approvata a marzo, è diventato rapidamente realtà: l’“Iva zero” su e-book e altri prodotti editoriali digitali è entrata in vigore dal 1° maggio 2020.

Gli effetti dell’“Iva zero”
Nelle intenzioni del Governo, l’abolizione dell’Iva è destinata innanzitutto ad aumentare l’alfabetizzazione e diffondere la cultura, ma avrà anche effetti immediati sia per i lettori, che risparmieranno sul prezzo degli abbonamenti a quotidiani e riviste online e degli acquisti di e-book, sia per le istituzioni culturali come università e biblioteche, che avranno più risorse da investire, sia per gli editori, che già dall’inizio dell’emergenza Coronavirus hanno visto aumentare i loro volumi d’affari. Secondo i dati forniti dal Segretario alla Cultura, durante la crisi, in media, gli editori hanno registrato un aumento di circa un terzo del consumo di e-book, con punte del 50% per alcune case editrici; mentre gli abbonamenti ai periodici digitali di alcuni editori hanno visto una crescita di oltre il 100% su base annua nella seconda metà di marzo.

Una guida per non sbagliare
Dall’esenzione restano fuori alcuni formati digitali alternativi, come gli audiolibri o i Cd-Rom, che mantengono l’Iva al 20%. Per aiutare i contribuenti a orientarsi nella nuova disposizione, l’Amministrazione finanziaria del Regno Unito ha messo a punto una guida dove spiega in modo chiaro e preciso, attraverso vari esempi, come valutare determinati prodotti e servizi per poter applicare correttamente la giusta aliquota Iva. Sono esenti dall’Iva, per esempio, anche i libri da colorare per bambini forniti su supporto elettronico, mentre mantengono l’aliquota standard le app e, più in generale, i software utilizzati per leggere o fruire dei contenuti digitali.

La situazione in Europa: uno sguardo d’insieme
Nell'ottobre del 2018, l'Unione europea aveva consentito agli Stati membri di ridurre l’imposta sulle vendite per pubblicazioni in formato digitale e su supporto elettronico, tanto che molti Paesi sono già intervenuti con sensibili diminuzioni dell’aliquota Iva. A cominciare dall’Italia, che ha stabilito un’aliquota Iva pari al 4%, come la Spagna; a Malta e in Slovenia l’imposta è pari al 5%, in Francia al 5,5%, in Portogallo e Belgio al 6%. L’aliquota cresce al 7% in Germania, al 9% in Irlanda e nei Paesi bassi, fino a raggiungere il 10% in Austria.

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