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UK, più tasse sui profitti
ma più incentivi per le società

La nuova legge di bilancio favorisce le aziende che investono e le microimprese

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La nuova legge di bilancio 2021 presentata dal Governo britannico arriva sullo scacchiere fiscal-finanziario del Regno Unito in un momento di sfide economiche e sociali senza precedenti, segnato dal duplice effetto della pandemia e della Brexit. I dati macroeconomici scattano l’istantanea di un Paese in cui l’emergenza Covid ha determinato un innalzamento del debito pubblico tra i più significativi tra i Paesi elencati dalle ultime statistiche del Fondo monetario internazionale, passando dall’85,2% del Pil nel 2019 al 107,1% stimato per l’anno in corso (Fonte: Fiscal Monitor). Lo stesso vale per il tasso di disoccupazione. È in questo scenario che si colloca una proposta di legge di bilancio decisamente innovativa.

Londra 2021, più fisco, ma anche più incentivi
Tra le innumerevoli novità fiscali, due occupano la scena principale: una super-deduzione del 130% a favore delle società che investono in tecnologie future, in nuovi macchinari e impianti industriali e l’innalzamento dell’imposta sui profitti dall’attuale 19% fino al 25%, ma a partire dall’aprile del 2023. Si tratta, all’apparenza, di due misure nettamente contrastanti. La prima, secondo le stime diffuse dal governo, dovrebbe garantire, incluso anche il credito d’imposta in ricerca e sviluppo, un risparmio netto per le aziende di 25 miliardi di sterline l’anno, mentre la seconda misura, ma soltanto a partire dall’aprile del 2023, costerebbe alle stesse imprese all’incirca 40-48 miliardi di maggiori imposte a partire dal 2023 e fino al 2025, secondo quanto stimato dall’Office for Budget Responsibility (Obr), un istituto indipendente creato dal ministero dell’Economia per fornire esami, studi, stime e analisi fiscal-finanziarie.  L’attuale Ministro responsabile dell’Economia è stato piuttosto chiaro, sostenendo come, al momento, sia necessario sostenere le imprese più dinamiche per riaccendere il motore dell’economia, senza però dimenticare le risorse necessarie allo Stato per garantire a milioni di cittadini sanità, scuola e assistenza, in pratica un welfare adeguato.

Più tasse sui profitti, ma nel segno della progressività
Come detto, l'aliquota dell'imposta sulle società aumenterà, ma non da subito. Infatti, l’attuale aliquota del 19% salirà al 25%, di ben sei scalini, soltanto a partire dall’aprile 2023 e non interesserà tutte le imprese ma solo le aziende con utili imponibili superiori a 250mila sterline. Al contrario, le microimprese, generalmente con ricavi imponibili non superiori a 50mila sterline, continueranno a beneficiare dell’attuale imposta del 19 per cento. La scelta d’indirizzo d’un regime fiscale societario di fatto “progressivo” è stata motivata con la finalità di salvaguardare le attività commerciali maggiormente soffocate dalla pandemia. Alle società nel mezzo delle due soglie, con guadagni compresi tra 50mila e 250mila sterline, si applicherà l’aliquota più alta ma, al contempo, per ciascuna azienda scatterà anche una sorta di sgravio. Quest’ultimo meccanismo sarà però definito con una futura norma ad hoc. In tal modo, sempre secondo le stime governative, la maggior parte delle società, le piccole e le microimprese, non sarà interessata da aumenti effettivi d’imposta. Restando in tema di profitti, è utile osservare come la legge di bilancio aumenti al 31% l’aliquota applicabile ai ricavi spostati dalle multinazionali in giurisdizioni offshore, mentre in riferimento alla digital tax nessuna misura rafforzativa è stata varata. Lo scatto in alto dell’imposta sui profitti, dal 19% al 25%, non dovrebbe interessare l’Irlanda del Nord dove, in base agli accordi sottoscritti per l’uscita di Londra dall’Ue e tra Dublino e Londra, l'imposta sulle società dovrebbe restare al 12,5%, anche a partire dal 2023. In pratica, nell'Irlanda del Nord si applicherebbe la metà del tasso del Regno Unito e alla pari con quello dell'Irlanda.

La super-deduzione al 130% per le società
L’agevolazione rientra tra quelle per le spese in conto capitale ma, a differenza di quanto avveniva in passato, in questo caso l’incentivo arriva al 130% sui costi sostenuti in macchinari e impianti. In sostanza, una “super-deduzione” potenziata. In particolare, questo incentivo si applicherà agli investimenti delle imprese sostenuti tra il 1 aprile 2021 e il 31 marzo 2023. Di fatto, si tratta quindi d’una misura transitoria che terminerà contestualmente con l’aumento dell’imposta sui profitti. Per il governo, ogni sterlina spesa da una società e rientrante in tale schema agevolato dovrebbe garantire all’azienda stessa un risparmio d’imposta di 25 centesimi, naturalmente una volta chiuso il bilancio. In sostanza, se un'impresa spendesse 100mila sterline per la riqualificazione di impianti e macchinari all'interno di un’area di attività dedicata, dovrebbe quindi essere in grado di dedurre 130mila sterline dal reddito imponibile al momento del calcolo dell’imposta sui profitti da versare. Naturalmente vi sono delle condizioni che limitano l’utilizzo dell’incentivo: in primo luogo, è disponibile solo per le società con bilanci in attivo e che sono quindi tenute a versare l’imposta sui profitti; a seguire, l’incentivo non si applica all’acquisto, ad esempio, di strumenti, impianti o macchinari di lunga durata, il limite al riguardo è di 25 anni; e ancora, non può essere usato per l’acquisto di pannelli solari né di auto, oltre a non poter essere esteso ad acquisti di beni in leasing. Una novità di questi giorni riguarda la chance di applicare la super-deduzione anche sugli investimenti nella costruzione di reti in fibra ottica. L’annuncio è stato fatto dal dipartimento per il Digitale, la cultura, i media e lo sport (DCMS) nel definire le prime assegnazioni di sovvenzioni di rete "gigabit" di 5 miliardi di sterline. In tal modo, l’incentivo spingerà le aziende, comprese le società di telecomunicazioni, ad investire nella costruzione di reti sempre più efficienti e all’avanguardia.

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