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Dal mondo

UK: “Paga o ti veniamo a prendere”.
Parola di Fisco

Un messaggio perentorio quello dell’ultima campagna governativa che invita a mettersi in regola con le imposte

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Niente da fare, e soprattutto, nulla da aggiungere. E’ oramai un fatto trasversale, ben strutturato, persino oliato e di ampia convergenza, forse l’unica, che ancora sopravvive in Europa. In altre parole, l’evasione fiscale, e l’elusione che corre con essa in parallelo e che spesso gli schiude nuove strade, non sono più tollerabili, prima che agli occhi della pubblica opinione, di fronte allo stato tremolante, come le foglie autunnali, in cui versano i bilanci pubblici dei singoli Paesi del Vecchio continente, tutti indifferentemente colpiti dalla crisi attuale. E tutti, invariabilmente, in cerca di risorse extra, di liquidità in surplus da reimmettere nelle rispettive economie domestiche per rivitalizzare i consumi interni, la domanda, consentendo così al sistema produttivo, delle imprese, di ripartire. Insomma, non c’è più spazio né per l’evasione né per l’elusione. E per rendersene conto, di quanto oramai si sia giunti in prossimità d’una vera e propria dichiarazione di guerra, è sufficiente osservare quanto accade nel Regno Unito.
 
Basta formalismi e stop alla privacy, è tempo di versare il dovuto – La campagna organizzata in questi giorni dall’Agenzia delle Entrate, in coordinamento con il Governo, sotto scacco proprio su questioni legate all’elusione fiscale, non ha precedenti. L’immagine che accompagnerà l’iniziativa si ferma su due occhi con in basso un richiamo piuttosto esplicito, fermo “Oramai siamo prossimi a togliere ogni velo ai redditi non dichiarati” e poi ancora, tentando forse di rassicurare il contribuente inconsapevole, “Se hai correttamente riportato in dichiarazione i tuoi redditi, i tuoi guadagni, non preoccuparti, non hai nulla da temere”. Ecco, “temere” è la parola maggiormente abbinata al messaggio che sta già producendo effetti a catena. L’iniziativa, infatti, sembra aver completamente smarrito il rituale invito soft alla compliance fiscale tanto da aver assunto forme, e movenze, chiaramente simili ad un vero e proprio “avvertimento” shock diretto a tutti coloro che navigano nella terra di mezzo dell’evasione fiscale. Senza esclusione. La prima vittima di questa strategia irrituale adottata dal fisco britannico è la cerimoniosità classica, in stile liberal-liberista, anglosassone, che sembra non essere più di casa a Londra. La ragione è semplice. L’evasione corre, l’elusione è oramai incontrollata e tutto questo mentre la ricchezza del contribuente medio si riduce, le sue ansie contabili crescono e l’economia nel suo complesso si spegne. La mortificazione dell’opinione pubblica, cioè dei contribuente, ed elettori, è talmente fuori onda da non ravvisare precedenti, almeno sfogliando gli ultimi venti anni di storia patria. E così, anche il mito della privacy si sacrifica, proprio nel cuore della City che su quel corollario di norme e di principi votate alla riservatezza ha costruito nei decenni passati il suo profilo storico di piazza finanziaria al di sopra di ogni sospetto. Insomma, una vera e propria rivoluzione per l’universo fiscal-finanziario British-style che ha registrato l’abbattimento della soft compliance e, al contempo, della privacy indiscutibile. E tutto nell’ottica d’una rivincita senza più mediazioni né timidezze nei confronti di chi dribbla tasse e imposte.
 
E non finisce qui – Naturalmente, gli occhi sono collegati, seguendo l’apposito link, alle pagine interne curate dal Governo che ridisegnano una serie dedicata di pagine e di suggerimenti diretti al contribuente oggetto del messaggio. Innanzitutto, si specifica che “Se non sei in regola, ebbene è meglio che ti sbrighi a riguadagnare l’area della correttezza fiscale, per esempio riportando i redditi effettivamente percepiti nella rispettiva dichiarazione dei redditi”. Perché? “Perché il nostro staff, oramai composto da super-tecnici, con a disposizione un vasto arsenale di strumenti e di strumentazioni innovative che non ha riscontro col passato, può raggiungerti, intercettarti e svelare le somme che non hai riportato al fisco”. Dunque, un vero trionfo del nuovo e delle nuove tecnologie, impiegate in dosi massicce, atletiche, nella lotta all’evasione. E ancora, all’interno del sito, tanto per fugare ogni dubbio, un’area specifica è riservata al come riportare i rispettivi redditi e guadagni, quali di questi si devono dichiarare, seguendo quale calendario e con quali modalità. Quindi la chicca finale, “aiutaci a scoprire chi evade, dicci, dicci, fai i nomi”. Ecco, quest’ultima frase è talmente irrituale, anticiclica e impensabile per la società anglosassone che costituisce l’indice reale, il barometro ad oggi, di quanto e di come anche la City, persino Londra, siano oramai in stato di cambiamento. Effetto della crisi? Chissà.
 
In campo il numero 1 dell’Accertamento – E se ci fossero dubbi, fiscali, su cosa fare e su come, è sufficiente ascoltare il monito lanciato dal numero 1 dell’accertamento dell’Amministrazione finanziaria, Jennie Granger. Le parole che ha diffuso con una dichiarazione a media-unificati è la seguente "Il nostro messaggio, riferito a una piccola percentuale di contribuenti che non pagano il dovuto è semplice: il cerchio si sta chiudendo. Vi individueremo se non avete riportato correttamente, in ordine, la vostra attuale occupazione, gli interessi e i guadagni che avete percepito grazie agli investimenti fatti, i capitali che avete alloggiato nelle giurisdizioni offshore, e per finire, se la registrazione della partita Iva non soddisfa i criteri richiesti o risulta non esser stata presentata". In altre parole, sbrigatevi, il tempo stringe e non faremo prigionieri.
 
Dove e quando della caccia all’evasore - La nuova campagna di comunicazione del HM Revenue & Customs è stata realizzata sfruttando parte degli stanziamenti, si tratta di 917 milioni di sterline, che il governo inglese ha messo a disposizione per combattere l’elusione, l’evasione e la frode fiscale.
Il messaggio è assolutamente di tipo visivo, la campagna, infatti, si sviluppa attraverso affissioni, banner sugli autobus e locandine nelle cabine telefoniche, e  i cittadini inglesi faranno molta fatica a ignorarla durante le due settimane di permanenza per le strade, a partire dal 12 novembre. A disposizione dei britannici “pentiti” anche una pagina internet dedicata, che, da un lato, mette in chiaro che non c’è scampo per gli evasori e, dall’altro, offre tutti gli strumenti di aiuto per mettersi in regola. Non manca nel minisito lo spazio per chi, cittadino onesto, vuole denunciare il proprio vicino di casa.
 
Un nuovo step sulla strada dell’Economics Behavioural all’inglese – “Molte persone giocano secondo le regole e pagano il dovuto – ha dichiarato il Segretario dello Scacchiere al Tesoro, David Gauke -  l’Hmrc sta agendo con il pugno di ferro contro chi ancora non lo fa.  Conviene sempre dichiarare i propri redditi e gli evasori  stanno semplicemente accumulando guai per il futuro -  ha continuato Gauke -  essere scoperti significa sanzioni più alte, e nei casi più seri la essere perseguiti dalla legge. Un alternativa c’è. Basta visitare il nostro nuovo sito web e ricominciare da zero”.
Le parole di Gauke seguono la scia di un progetto che sta interessando tutta l’azione pubblica britannica e che ha come principale obiettivo di influenzare i comportamenti dei cittadini attraverso politiche mirate. MINDSPACE – questo il nome del programma – è un acronimo. Le singole lettere che compongono la parola altro non sono che le iniziali dei fattori che influiscono sulla mente umana e, quindi, sui comportamenti. Nel caso di questa campagna la lettera chiave è sicuramente la “N”  che sta per “norms”: tendiamo a fare quello che viene già fatto da chi ci sta intorno, dal gruppo sociale a cui apparteniamo. L’ Amministrazione fiscale britannica ha già applicato questo dettato più volte, ad esempio, inviando ai contribuenti in ritardo nel pagamento spontaneo delle imposte lettere nelle quali si evidenzia come i propri concittadini abbiano già provveduto a effettuare il versamento. “Lei fa parte del 5% dei contribuenti di Cardiff che non ha ancora pagato…”.  Un sistema che, come risulta dal monitoraggio dei risultati, si è rivelato molto efficace.

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