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Dal mondo

Ue: i beni esportati trovano
l'autocertificazione telematica

Dall’1 gennaio è operativo un nuovo sistema su piattaforma web, esempio concreto della nuova politica doganale

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Ha debuttato lo scorso primo gennaio il Rex system (Registered Exporter System), il sistema degli esportatori registrati, una piattaforma che gli operatori economici possono utilizzare per certificare l’origine dei beni esportati.
 
Cos’è e come funziona
Il Rex è stato introdotto dal Regolamento Ue n. 1063/2010 nell’ambito della riforma, entrata in vigore nel 2011, del "Sistema di preferenze generalizzate" (Spg). L’Spg è l’insieme di clausole che regola i rapporti commerciali tra l’Unione europea e i Paesi in via di sviluppo. Obiettivo del sistema Spg è favorire l’ingresso dei prodotti dei Paesi in via di sviluppo nel mercato europeo facilitandone l’importazione attraverso l’applicazione di tariffe ridotte.
Proprio nell’ambito del sistema di preferenze generalizzate, l’Unione europea ha messo a punto la nuova procedura Rex, con cui gli operatori economici dei Paesi beneficiari del sistema Spg e quelli dell’Ue potranno registrarsi autocertificando l’origine delle merci esportate. L’autocertificazione in questo modo sostituirà il certificato di origine rilasciato dalle Amministrazioni pubbliche competenti.

I vantaggi per operatori e autorità nazionali
Attraverso il sistema Rex, disponibile su una piattaforma web, gli operatori interessati possono registrarsi come esportatori compilando un apposito modulo e inviandolo alle autorità nazionali competenti. Possono, inoltre, modificare i propri dati ed eliminare la propria posizione (in caso, ad esempio, di cessata attività). Le autorità nazionali, invece, hanno il potere di eliminare dalla piattaforma quegli operatori che hanno commesso delle frodi. Si crea così un database ufficiale dove per ciascun esportatore registrato sono presenti nome, indirizzo del luogo in cui è stabilito; informazioni di contatto; descrizione indicativa delle merci ammissibili al trattamento preferenziale, numero Eori (Economic Operator Registration and Identification) o altro numero di identificazione.
I Paesi che beneficiano del Spg hanno avuto la possibilità di decidere fino al 30 giugno 2016 se aderire al nuovo sistema dal 2017 o se posticipare la partenza al 2018 o dal 2019. Tra i pionieri che hanno già avviato il Rex, India, Kenia, Nepal, Pakistan, Somalia. In ogni caso, i Paesi beneficiari hanno l’obbligo di fornire una cooperazione amministrativa alla Commissione europea e di vigilare sulla corretta gestione del sistema sul proprio territorio nazionale.
 
Il futuro dell’Unione doganale
Con l’avvio del Rex si aggiunge un nuovo tassello allo sviluppo della politica doganale europea, le cui linee guida sono state delineate dalla Comunicazione che la Commissione ha presentato a fine 2016. Nel documento, l’esecutivo comunitario ha fissato gli obiettivi futuri dell’Unione doganale (che nel 2018 compirà 50 anni), tra cui la condivisione di informazioni tra le autorità nazionali e l’adozione di un accordo tra gli Stati membri sull’applicazione delle regole comunitarie in materia. Obiettivo: permettere agli operatori di assolvere ai propri obblighi doganali in modo rapido ed efficace e di gestire le spedizioni delle merci riducendo tempi e costi. In agenda anche lo sviluppo di piattaforme informatiche comuni, per cui la Commissione ha stanziato 380 milioni di euro nell’ambito del programma “Dogane 2020”. Tra le priorità anche il rafforzamento dei controlli alle frontiere con lo scopo di proteggere i consumatori dall'importazione di prodotti che non rispettano le norme comunitarie in materia di ambiente, salute e sicurezza. Bruxelles, inoltre, intende intensificare il contrasto alle attività finanziarie illecite e al commercio illegale di beni culturali e opere d’arte.
 
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