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Dal mondo

Turchia: per i capitali offshore
all'orizzonte l’amnistia fiscale

La novità è stata annunciata dal ministro delle Finanze a tre anni esatti di distanza da un’altra decisa nel 2013

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No alla voluntary disclosure modello Ocse, sì ad un’amnistia fiscale più tradizionale, legata a una procedura giuridica generosamente indirizzata in senso perdonale. Ad annunciare la novità è stato lo stesso Ministro delle Finanze, Naci Agbal, anticipando di alcune ore l’ufficializzazione del nuovo progetto di legge che sarà presentato in Parlamento a breve. L’approvazione è scontata. I dubbi piuttosto riguardano il meccanismo elaborato dai responsabili e dai tecnici dell’Economia.
 
Capitali offshore sul Bosforo, Istanbul ci riprova - Infatti, un’amnistia era già stata varata in precedenza, nel 2013, ma con scarso risultato. I capitali rientrati all’epoca, nonostante le campagne d’informazione ripetute e gli annunci governativi, non avevano superato l’asticella dei 5miliardi di dollari. Una somma esigua se raffrontata con la stima attesa di 15miliardi di dollari. In aggiunta, la tassa del 2%, applicata ai flussi di capitali ricondotti in Turchia, nei due anni successivi ha prodotto un gettito di poco più che 100 milioni di euro. Troppo esiguo, anche solo per pensare di investirlo in nuove infrastrutture, di cui il Paese ha un bisogno urgente, soprattutto nella parte anatolica.
 
Due le motivazioni alla base della decisione – Ora, nel prendere la decisione di riaprire una nuova finestra per coloro che nel corso degli anni, soprattutto il decennio passato, hanno ricollocato all’estero, in giurisdizioni a bassa o zero tassazione, ingenti somme di denaro, due sono stati i punti considerati. Il primo, quello della necessità, dato che il Paese in questo momento è fermo. Il fermento posto fallito colpo di Stato, lo stato di emergenza, gli arresti di massa e i dubbi sul futuro della Turchia hanno di fatto bloccato i flussi di denaro liquido verso il Paese. Gli investimenti esteri non sono diminuiti ma si sono letteralmente auto-cancellati. Per gli economisti occorre quindi offrire un primo ponte di favore agli investitori domestici e, in seguito, estenderlo anche agli operatori esteri. Il secondo punto, su cui s’è concretizzata l’idea d’una nuova amnistia fiscale offshore, riguarda l’ultima riunione del G20 che, ufficializzando i passi intrapresi contro meccanismi di elusione fiscale, cosiddetti aggressive-tax planning, estremamente negativi sui conti pubblici dei Paesi sviluppati, ha di fatto aperto la via anche ad Istanbul per il varo d’una misura ad hoc favorevole al rientro dei capitali, sotto l’ammonimento, nient’affatto velato, che a partire dal 2017-18, lo scambio d’informazioni tra le Amministrazioni finanziarie diverrà automatico. Dunque, un ultima chiamata, o chance per chi intendesse regolarizzare la propria posizione.
 
Amnistia tax-free – Naturalmente, coloro che decideranno di rimpatriare le somme condotte in segreto all’estero per evitare il fisco domestico, non saranno tenuti a versare all’erario nemmeno 1 centesimo. Non v’è limite alle somme né definizione per tipologia. Insomma, l’importante è presentarsi agli uffici di frontiera con le valige piene di liquidi. Riguardo la tempistica, la data più probabile è il 31 dicembre 2016. Oltre sarebbe inutile, dato che il denaro sulla via del ritorno occorre ora per puntellare l’economia e il mercato interno, in attesa che nel 2017 siano approvate altre norme e nuove misure fiscali pro-investitori. Gli interessati non sono solo i giganti del capitale turco ma anche quelli esteri. La norma infatti prevede questa eccezione, data l’eccezionalità della situazione interna.
 
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