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Russia, scende l'imposta sui profitti per dribblare la crisi

Decisa la riduzione, dall'attuale 24 al 20 per cento, dell'aliquota di tassazione che viene applicata sui bilanci delle grandi aziende

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Il piano anticrisi, elaborato e presentato nei giorni scorsi dal Primo ministro russo, Vladimir Putin, ha incassato in tempi record il duplice via libera dall'attuale Presidente, Dmitry Anatolyevich Medvedev, e dal Consiglio federale il cui consenso è decisivo per ufficializzare le modifiche legislative sostanziali. Il piatto forte della ricetta anticrisi si fonda sull'introduzione di un complesso pacchetto di misure fiscali che vedono al centro il taglio netto dell'imposta sui profitti.

Fisco e aziende, la Russia più generosa dell'Irlanda
La novità principale prevede la riduzione di ben quattro punti percentuali dell'aliquota che le società applicano per il calcolo dell'imposta sui profitti da versare annualmente all'erario. In pratica, dal 1° gennaio 2009, l'imposta federale che grava sui bilanci delle imprese, soprattutto quelle di grandi dimensioni, scenderà dall'attuale 24 per cento fino al 20 per cento. Un traguardo invocato per anni da un gran numero d'emergenti capitani d'industria, modello capitalismo-moscovita, e da un folto gruppo di economisti preoccupati da possibili brusche interruzioni nel flusso di capitali freschi all'interno dell'economia domestica.

Imposta sui profitti senza paracadute: decidono le Regioni
In realtà, il taglio dell'imposta sui profitti potrebbe non arrestarsi al 20 per cento, ma proseguire la sua discesa ancora più in basso, fino ad adagiarsi sul fondo del 10 per cento. In questo caso, il Fisco russo potrebbe fregiarsi con diritto del titolo di più generoso in Europa, almeno riguardo ai profitti delle società, strappando il primato a Cipro e, soprattutto, all'Irlanda. Quest'ultima con una aliquota ordinaria pari al 12,5 per cento sulla bassa tassazione per le aziende, ha costruito, nel corso del decennio passato, il mito della Tigre celtica. La decisione riguardo l'ulteriore riduzione dell'imposta sui profitti può essere però decisa, caso per caso, soltanto dalle diverse autorità regionali. Infatti, il pacchetto anti-crisi varato la scorsa settimana da Mosca estende il potere delle Regioni in materia di fisco, tasse e tributi. In particolare, i diversi Consigli territoriali che condividono con il centro il potere federale, potranno autorizzare ulteriori tagli, fino a un massimo di dieci punti percentuali, della nuova aliquota in vigore a partire dal 1° gennaio 2009. Naturalmente, gli organi territoriali di Governo competenti in materia potrebbero anche optare per il blocco dell'imposta. Infatti, ogni riduzione, anche minima, comporterà una diminuzione netta nel gettito incassato dalle Regioni e derivante dai profitti dichiarati dalle imprese.

Fisco soft anche per le piccole imprese
Nel piano anti-crisi trovano spazio anche gli interventi che mirano a favorire il mondo degli esercenti e delle piccole aziende, anch'essi esposti al rischio recessione per la frenata dei consumi registrata in ottobre. Le misure che avranno l'impatto maggiore sugli operatori del settore, all'incirca 3 milioni, prevedono la riduzione di 2/3 dell'imposta annuale che scenderà, senza gradualità ma in via immediata, dall'attuale 15 fino al 5 per cento. Sul versante dell'Iva, invece, saranno introdotte nuove procedure con l'obiettivo di velocizzare i rimborsi dovuti dallo Stato e, nel contempo, ridurre il carico burocratico richiesto per effettuare decine di adempimenti connessi all'imposta sul valore aggiunto.

Oltre 20miliardi di dollari il costo del piano anticrisi
Il costo complessivo delle misure varate dal Governo russo è pari a circa 15 miliardi di dollari. Un esborso, in realtà calcolato con riferimento al taglio delle imposte sui profitti delle grandi aziende e delle piccole imprese e della relativa perdita di gettito che ne deriverà. A questa cifra si devono però aggiungere sia le spese dirette alla semplificazione dell'Iva che gli stanziamenti posti in agenda sui capitoli del Welfare. L'esecutivo di Mosca ha infatti introdotto un sussidio strutturale per la disoccupazione, all'incirca 178 dollari mensili, e confermato, sempre all'interno del piano varato la settimana scorsa, l'aumento delle pensioni previsto per il 2010. Misure che, nel loro complesso, assorbiranno ulteriori 5 miliardi di dollari già nel 2009.
 

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