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Per i Paesi Bassi i paradisi sono 21.
Una lista contro l’elusione fiscale

Nel dicembre scorso, è stato pubblicato l’elenco olandese delle giurisdizioni estere considerate a bassa tassazione

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Una blacklist di giurisdizioni a bassa tassazione ancora più restrittiva di quella Ue. È la scelta messa in campo dai Paesi Bassi per dimostrare sulla piazza internazionale l’approccio molto concreto assunto nel contrasto ai fenomeni elusivi. In particolare, lo scorso 28 dicembre è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale del Paese un elenco di 21 giurisdizioni che d’ora in poi saranno considerate paradisi fiscali per quanto riguarda l’imposta sul reddito delle società. La lista avrà conseguenze pratiche nell’ambito della disciplina Cfc (Controlled foreign companies), per l’applicazione di un’imposta speciale su interessi royalties e infine in materia di tax ruling. Sempre a dicembre, è stato varato un pacchetto di 60 misure fiscali che, oltre alla corporate tax, spaziano dall’imposta sul reddito delle persone fisiche all’Iva.

Chi fa parte della blacklist olandese
Partiamo dai numeri. La lista nera olandese contiene 21 giurisdizioni. Di queste, 5 sono quelle della lista Ue delle giurisdizioni non collaborative: si tratta di American Samoa, Isole Vergini Usa, Guam, Samoa e Trinidad e Tobago. Ma oltre a queste, i Paesi Bassi aggiungono altri 16 nomi di altrettante giurisdizioni che d’ora in poi per la legislazione olandese saranno riconosciute ufficialmente come paradisi fiscali. Si tratta di Anguilla, Bahamas, Bahrain, Belize, Bermuda, le Isole Vergini britanniche, Guernsey, Isola di Man, Jersey, Isole Cayman, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, le isole Turks e Caicos, Vanuatu e gli Emirati Arabi Uniti. Un elenco, insomma, ben più lungo di quello Ue, che attualmente, dopo l’ultimo ritocco dello scorso novembre, conta solo 5 giurisdizioni considerate non collaborative in materia fiscale.

Rispetto all’Ue, diverso criterio d’entrata
Per rientrare nella blacklist olandese la questione è puramente matematica. Vi rientrano, infatti, tutte le giurisdizioni che prevedono un’imposta sul reddito delle società inferiore al 9% o che non ne prevedono affatto, come, ad esempio, Bahrain o Bermuda. Si tratta di un criterio molto più drastico rispetto ai paletti che l’Ue ha previsto per la costituzione della propria lista delle giurisdizioni non cooperative in materia fiscale, per la quale vengono valutati diversi fattori riguardanti la trasparenza fiscale, un’equa tassazione e la presenza o meno nell’ordinamento di misure anti-Beps (base erosion e profit shifting). L’elenco europeo, nato con 17 posizioni nel dicembre 2017, è stato più volte modificato durante tutto il 2018 fino ad assestarsi all’attuale formazione di sole 5 voci, ma l’evoluzione è sempre continua coerentemente con le misure via via adottate in ogni giurisdizione.

Una lista unica a triplice uso
L’elenco dei Paesi Bassi verrà utilizzato come strumento di contrasto alle operazioni elusive su tre diversi fronti. Il primo è la disciplina Cfc - Controlled foreign companies, che da quest’anno prevede un trattamento più restrittivo per le società situate in uno dei Paesi blacklist con lo scopo diretto di contrastare lo slittamento di asset societari nei paradisi indicati nella lista. Inoltre, a partire dal 1 gennaio 2021, le società stabilite in una delle giurisdizioni della lista nera saranno tenute a pagare un’imposta del 20,5% sugli interessi e le royalties maturati nei Paesi Bassi. Infine l’Amministrazione fiscale olandese non stipulerà più tax ruling su operazioni che coinvolgono soggetti residenti in un Paese blacklist. La lista dei Paesi Bassi verrà aggiornata ogni anno, ma se l’Ue dovesse allungare la propria lista con altre giurisdizioni “nere”, queste ultime saranno sottoposte in Olanda alle stesse regole previste per le attuali 21 giurisdizioni.   

Le nuove misure del 2019
A fine anno è stato inoltre approvato un pacchetto di circa 60 misure fiscali per cittadini e imprese, in gran parte già entrate in vigore dal 1 gennaio 2019. In particolare, per quanto riguarda la tassazione sul reddito delle persone fisiche sono state ritoccate al ribasso diverse aliquote e aumentate alcune agevolazioni, mentre è stato dato avvio a una riduzione graduale della corporate tax, a cominciare da quest’anno con un abbassamento dell’imposta dal 20% al 19% per i redditi fino a 200mila euro. Altre modifiche si pongono in linea con la direttiva Ue Atad (Anti-Tax Avoidance Directive) in materia di deduzione degli interessi e le regole sulle Cfc, che prevedono, in particolare, maggiori restrizioni per le società che risiedono in giurisdizioni contenute nella blacklist appena entrata in vigore o in quella Ue relativa alle giurisdizioni non collaborative. Nuovi ritocchi anche in campo Iva, con l’innalzamento dell’aliquota ridotta per alcuni prodotti, in particolare alimentari e medicine, dal 6 al 9%.
 
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