Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Dal mondo

Ocse: il Pil fa la differenza
sulla diversa pressione fiscale

Pubblicato uno studio che analizza il tema prendendo come riferimento 22 Stati dell’area latino-americana

Thumbnail
L’Ocse punta i riflettori sulla fiscalità di ventidue Paesi dell’America Latina. L’organizzazione con sede a Parigi, infatti, ha pubblicato di recente, in collaborazione con il Ciat (Centro interamericano delle Amministrazioni tributarie), l’Eclac (Commissione economica delle Nazioni Unite per l’America latina e i Caraibi) e la Banca di sviluppo dell’America Latina, il report Revenue Statistics in Latin America and the Caribbean. Lo studio analizza l’evoluzione dei sistemi fiscali dal 1990 al 2014 dei principali Stati Lac (Latin American and Caribbean).
 
Rapporto tra entrate e Prodotto interno lordo
Argentina, Bahamas, Barbados, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, Giamaica, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Trinidad e Tobago, Uruguay e Venezuela. Questi i ventidue Paesi sotto la lente d’ingrandimento dei tecnici Ocse. Il report esamina, in particolare, l’evoluzione del rapporto tra entrate e Pil, che passa dal 21,5% del 2013 al 21,7% del 2014, ma rimane ancora ben al di sotto di quello dei Paesi membri dell’Ocse che si attestano al 34,4%.  Dal 1990 al 2014, però, il livello medio della pressione fiscale è aumentato più velocemente negli Stati Lac, con una media del 7,15%, rispetto a quelli Ocse che, invece, hanno avuto un tasso di crescita di circa 2,3 punti percentuali. Le nazioni con l’aumento più consistente sono Bolivia (con un più 20,6%) e Argentina, dove la pressione fiscale ha registrato in quattordici anni un incremento del 19.8%.
 
Il mosaico delle entrate fiscali
Gli Stati latino-americani non presentano lo stesso livello di pressione fiscale: si spazia dal 12.6% in Guatemala al 33.4% in Brasile. In generale, i Paesi con il Prodotto interno lordo pro capite più alto presentano una pressione fiscale più elevata.
Dall’analisi della composizione delle entrate tributarie emerge il ruolo preponderante delle imposte indirette, prima fra tutte quella sul valore aggiunto, che rappresentano il 31.2% del totale nel 2013. Nei Paesi Ocse, invece, le entrate derivanti da Iva e altre imposte indirette costituiscono il 20,2%. Le imposte sui redditi e sui profitti raggiungono nei Paesi Lac il 27,4% delle entrate, mentre nell’area Ocse costituiscono una fetta maggiore, pari al 33,7% del totale. I contributi sociali e previdenziali si attestano al 16,6%; nella zona Ocse, invece, la loro quota è più consistente, pari al 26,1% del totale delle entrate tributarie. Infine, la quota delle accise 2013 tocca il 18,3% (negli Stati Ocse, invece, è al 10,5%).
 
Focus su materie prime e governi locali
Una parte della pubblicazione è dedicata alle entrate fiscali provenienti dallo sfruttamento di risorse energetiche non rinnovabili. Lo studio evidenzia come, a causa della diminuzione dei prezzi delle materie prime, il contributo di questa fonte di tassazione sia diminuito tra il 2013 e il 2014. In particolare, la flessione delle entrate derivanti dalle imposte sulle attività minerarie è stata pari allo 0,1% del Pil. A subire il colpo soprattutto le tasse sui profitti delle imprese specializzate nell’estrazione di materie prime; in Argentina, ad esempio, nel 2014 le imposte sui guadagni in questo settore sono diminuite del 30%.
Sotto i riflettori Ocse, infine, l’equilibrio centro-periferia nell’attività di riscossione delle imposte. Il report evidenzia come sono i governi centrali a incamerare la maggior parte delle entrate fiscali, lasciando una quota residuale alle autorità governative locali. Probabilmente ciò è dovuto all’organizzazione delle amministrazioni nei Paesi Lac, che concede poco margine di manovra agli enti locali in campo tributario.
 
URL: https://fiscooggi.it/rubrica/dal-mondo/articolo/ocse-pil-fa-differenza-sulla-diversa-pressione-fiscale