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Dal mondo

Ocse: non può esserci sviluppo
senza un Fisco sostenibile

Potenziato il progetto D-Tax con le Agenzie fiscali dei Paesi aderenti impegnate in favore di quelli emergenti

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Il punto di partenza è sempre lo stesso. È urgente che i Paesi poveri ricevano quanto prima il know how e le competenze necessarie, standard, che li metta in grado di dotarsi d’un sistema tributario capace d’intercettare le dinamiche e le infrastrutture normative che ne regolano lo sviluppo. In questa luce, esperti e funzionari delle Amministrazioni finanziarie dei Paesi più industrializzati, appartenenti al Club-Ocse, funzionerebbero, in realtà già lo fanno, da ponte e da apripista sulla scena internazionale, nel trasferimento di queste conoscenze seguendo determinati canali:
 
  • permanenza di gruppi di esperti in Paesi in via di sviluppo con l’obiettivo di trasmettere alle Amministrazioni di queste giurisdizioni le competenze di base;
  • incontri periodici con i rappresentanti dei Paesi in via di sviluppo al fine di rendere stabile il dialogo tra le parti;
  • elaborazione di specifici report riassuntivi sul lavoro svolto dai singoli funzionari nel corso della loro permanenza all’estero;
  • definizione d’un sistema il cui scopo è di monitorare, nel tempo, l’impatto del know how trasferito dalle Amministrazioni dei Paesi sviluppati a beneficio dei Paesi poveri. Per esempio, nel caso dello sviluppo di specifici database (creazione di Anagrafi Tributarie che possano, successivamente, rappresentare importanti fonti informative di qualità per l’assistenza e i controlli non solo nazionali ma anche internazionali), un canale di dialogo che consenta di prender visione dei passi avanti compiuti dal Paese che riceve assistenza;
  • creazione d’una rete di contatti con i Paesi in via di sviluppo con i quali avvengono gli scambi;
  • delimitazione dei possibili ambiti in materia tributaria da porre al centro degli scambi.
I settori chiave oggetto del trasferimento di competenze – In considerazione dello status attuale delle economie povere questi sono gli ambiti potenziali d’intervento:
  • criteri, principi e linee guida finalizzati a rendere effettive strategie e iniziative volte a ridurre l’elusione fiscale e l’evasione che, prima d’ogni cosa, privano le realtà più povere delle risorse necessarie per poter generare o creare sviluppo;
  • transfer pricing, la cui centralità strategica è ben nota per il semplice fatto che, ad oggi, 2/3 delle transazioni e degli scambi internazionali sono infragruppo, il che pone quindi come prioritaria la questione del come calcolare e monitorare i prezzi applicati nel corso degli scambi e dei trasferimenti e, allo tesso tempo, le imposte che gli operatori sono tenuti a versare;
  • imposte sui redditi e tassazione indiretta. Il Mozambico, per esempio, soltanto di recente, grazie all’aiuto esterno, è riuscito ad elaborare l’impianto d’un sistema centrato sull’applicazione d’una imposta sui redditi delle persone fisiche e delle società;
  • modalità organizzative, e costitutive, da seguire per istituzionalizzare un’Amministrazione finanziaria funzionante. In molti Paesi, infatti, non esiste una unità amministrativa specificamente deputata alla raccolta delle imposte;
  • differenziazione tra centralizzazione e decentramento nel funzionamento d’una Amministrazione. In genere, nei Paesi in via di sviluppo prevale il centralismo o, al contrario, la generale segmentazione degli uffici e dei relativi ambiti di competenza;
  • informatizzazione e servizi, che in chiave innovativa possono rendere funzionante un apparato amministrativo in Paesi alle volte disconnessi e privi di raccordo.
Quadro di riferimento – Il Progetto D-Tax, che vede le Agenzie delle Entrate di gran parte dei paesi Ocse impegnate sul versante dei Paesi in via di sviluppo, si pone in linea, e in alcuni ambiti specifici anticipa, la ridefinizione in chiave moderna del concetto di aiuto allo sviluppo liberandolo dal ricorso inevitabile al trasferimento di somme ingenti di denaro a beneficio dei Paesi poveri. In realtà, come oramai riconosciuto, in ordine, dalla Banca Mondiale, dal Fondo Monetario Internazionale, dalle Nazioni Unite e dall’Ocse, gli aiuti devono essere accompagnati dal trasferimento di capacità e di competenze, semplici somme di denaro, pur se cospicue, da sole non bastano. Tra le conoscenze indicate come decisive per una crescita sostenibile, l’abilità e l’esperienza pratica in materia di fiscalità e di governance fiscal-tributaria si ritengono essenziali nel far da volano allo sviluppo e, soprattutto, nel sostenerne il radicamento nel tempo, superando quindi la transitorietà dei cicli economici, fattore che contraddistingue le economie povere.
 
Le ragioni della centralità del sistema tributario come fonte di sviluppo – Alla fine del settecento, s’è partiti dalla formula “No Taxation without representation”, oggi s’è approdati al “No Lasting Development without a fair and tailored Tax System”, principio che pone l’elaborazione e la definizione d’un sistema tributario efficiente e moderno, comunque rispondente agli standard minimi riconosciuti sul piano internazionale, come motore capace di alimentare lo sviluppo nel tempo, a medio e lungo termine, superando l’ostacolo della transitorietà che ne annulla i benefici.
Queste in sintesi le ragioni della centralità strategica che assume un sistema tributario appropriato nell’aiuto ai Paesi in via di sviluppo:
  • un sistema fiscale adeguato è il cuore alla base dell’autonomia finanziaria d’un Paese e le entrate che esso assicura ne costituiscono il sangue. Nessun Paese povero, quindi, potrà ambire ad assicurarsi l’autonomia finanziaria dall’esterno se non si dota d’un sistema tributario appropriato;
  • la tassazione costituisce un valore che oltrepassa la mera mobilizzazione tecnica di risorse. Infatti, le modalità con cui imposte e tasse sono riscosse e ridistribuite, funzionano da collante nel rafforzare la relazione tra cittadini e Stato. Relazione questa labile, alle volte assente, nella stragrande maggioranza dei Paesi poveri. Dunque, un sistema fiscale appropriato funge da volano allo sviluppo anche perché incrementa il senso d’appartenenza a una comunità, la cittadinanza;
  • un sistema tributario funzionale, oltre che funzionate, assicura la continuità delle risorse, il gettito delle entrate, ponendo i Governi in grado di elaborare e applicare politiche fiscali d’ampio respiro, di medio e lungo periodo, capaci finalmente di rispondere ai problemi reali dei Paesi poveri;
  • la qualità d’un sistema tributario fissa la cornice di riferimento entro cui gli operatori economici locali, non soltanto esterni, possono svilupparsi, innestando cicli duraturi di crescita che accompagnino il Paese fuori dalla povertà;
  • un sistema tributario dotato di efficienza nelle performance favorisce i benefici derivanti dalla governance, ad oggi quasi assente nei Paesi in via di sviluppo;
  • naturalmente, i flussi illeciti di capitali che abbandonano annualmente i Paesi poveri, all’incirca 1trillione di dollari secondo le stime più recenti, potrebbero essere intercettati e ricondotti sotto controllo se questi Paesi fossero dotati d’un sistema tributario moderno capace di contrastare i fenomeni dell’evasione fiscale e dell’elusione.  
Se il know how necessario finalizzato a centrare questi obiettivi fosse effettivamente trasmesso ai Paesi poveri si tratterebbe d’un punto di svolta i cui benefici potrebbero essere incalcolabili, anche in termini di generazione di ricchezza.
 
Benefici – In tema di benefici, il primo, quello di più immediata percezione è stato esposto con chiarezza nel corso degli ultimi incontri che si sono tenuti su questo tema dai responsabili delle Entrate del Kenya. In pratica, grazie all’assistenza ricevuta nel corso di due semestri passati all’interno del D-Tax project Ocse, le entrate derivanti dal recupero di quanto evaso sono praticamente raddoppiate, salendo dai 52 milioni del biennio passato ai 117 dell’ultimo anno. Molta strada c’è ancora da percorrere, numerose le condizioni da superare e le impasse da registrare. Ad ogni modo, il progetto nel suo complesso ha già iniziato a produrre risultati concreti, in forma di extra-gettito, estesi a più giurisdizioni, spesso anche lontane e con criticità differenti. Il che implica una discreta flessibilità del modello utilizzato nel cogliere comunque il massimo del risultato.
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