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Dal mondo

Ocse, l'America Latina alla prova
della trasparenza fiscale

Al momento sono nove i Paesi dell’area alle prese con lo scambio automatico di informazioni

Ocse America Latina

Un nuovo report dell’Ocse sulla trasparenza fiscale sbarca in America Latina. Il volume Tax Transparency in Latin America 2021, pubblicato a metà del mese di luglio, mette insieme informazioni e dati relativi a 16 Stati della macroarea geografica e ci offre una panoramica sulle reali dimensioni dell'evasione fiscale offshore perpetuata in questi Paesi. Inoltre, il nuovo rapporto mette in relazione queste grandezze con i volumi di imposte riscosse nell’area, in modo da ipotizzare un rapporto tra queste variabili e l’impatto esercitato negli ultimi anni da trasparenza e cooperazione fiscale internazionale nell'aiutare i governi a combattere l'evasione fiscale e i flussi finanziari illeciti. L’Ocse stima che il 6% del Pil complessivo dell’area provenga dagli incassi delle attività anti evasione e che nel solo 2020 siano stati accertati 12 milioni di euro grazie allo scambio di informazioni.

Automatici e su richiesta, i dati sugli scambi  
Alcuni dei fulcri del rapporto sono sullo stato dell’arte e sull’implementazione degli scambi di informazioni. Innanzitutto, ad oggi sono nove i Paesi latinoamericani che hanno aderito allo scambio automatico di informazioni sui conti finanziari. Per quanto riguarda gli scambi su richiesta, invece, dal 2014 al 2020 i Paesi dell’area hanno inviato 3.949 richieste di informazioni (a giurisdizioni estere). Nello stesso lasso di tempo, in America Latina sono stati accertati almeno 12 miliardi di euro (per imposte, interessi e sanzioni) grazie ai programmi di voluntary disclosure e divulgazione volontaria, alle indagini fiscali offshore e agli scambi di informazioni. Se ci si sofferma sui risultati dello scambio di informazioni su richiesta, invece, i dati relativi ai 6 anni dal 2014 all’anno scorso sono i seguenti: 298 milioni accertati (12 milioni nel solo 2020). Sfogliando il volume si scopre però come all’interno del quadro complessivo ci siano delle situazioni molto sbilanciate. Specie se si pensa che il 94% delle richieste proviene da 4 Stati su 15 (ovvero Argentina, Messico, Brasile e Colombia). E che il 61,5% di queste ha avuto origine in uno solo di questi Paesi (si tratta dell’Argentina).

Mutua assistenza e punti deboli
La trasparenza fiscale in America Latina insomma fa progressi, a partire dal numero di Stati della regione che hanno firmato e ratificato la Convenzione sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale. I Paesi aderenti sono adesso 13. A questi si aggiungerà presto il Paraguay, che non appena avrà depositato la ratifica diventerà il quattordicesimo Paese latinoamericano a partecipare alla Convenzione. Inoltre, è l’Ocse a sottolinearlo, in questa area geografica si stanno costruendo solide infrastrutture e reti funzionali allo scambio di informazioni, che garantiranno presto scambi efficaci. Esistono, tuttavia, per l’Organizzazione di Parigi, alcuni ambiti in cui è possibile intervenire per migliorare la situazione. Ad esempio, si può dire che in totale sono state fatte poche richieste e che lo scambio automatico non è ancora del tutto esplorato, a differenza di quello su richiesta. Inoltre, in America Latina i meccanismi di determinazione della titolarità effettiva sono ancora nella fase iniziale e molti Paesi dell’area non hanno rimosso completamente gli ostacoli che impediscono un ricorso ampio alle informazioni scambiate per contrastare e perseguire alcuni reati finanziari.

La Dichiarazione di Punta del Este
Il rapporto dell’Ocse è l’occasione per fare il punto sui risultati della Dichiarazione di Punta del Este, l’'iniziativa congiunta siglata da quasi tutti i Paesi dell’area (i non firmatari sono Bolivia, Nicaragua, Salvador e Messico, ma questi ultimi due hanno deciso di aderire come osservatori) per contrastare l'evasione, la corruzione e gli altri reati in materia finanziaria attraverso il ricorso allo scambio di informazioni e alla trasparenza fiscale. Firmata originariamente da quattro paesi dell'America Latina nel novembre 2018, la Dichiarazione di Punta del Este riunisce oggi 15 giurisdizioni (13 firmatarie e due con il ruolo di osservatori) con lo scopo di far avanzare l'agenda sulla trasparenza fiscale e il ricorso allo scambio di informazioni per combattere le frodi e la corruzione.

 

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