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Dal mondo

Ocse, ecco i trend del Fisco anti Covid.
Fmi: nel 2020 14mila miliardi di aiuti

Dagli aiuti emergenziali agli stimoli per la ripartenza e la crescita: come stanno cambiando gli aiuti statali nel 2021

Covid-19 Crisi economica

Come i vari Paesi del mondo stanno contrastando la crisi economica e sociale dovuta allo scoppio della pandemia da Covid-19? Quali misure sono state introdotte per mitigare gli effetti dei ripetuti lockdown che hanno costretto molte imprese a chiusure forzate?
In occasione del G20 del mese scorso, l’Ocse ha presentato un rapporto che offre una panoramica delle politiche fiscali adottate in 66 Paesi e giurisdizioni per contrastare la crisi pandemica. In particolare, attraverso la somministrazione di un questionario, sono state raccolte informazioni su come sono cambiate in questi mesi le imposte societarie, le imposte sul reddito delle persone fisiche, l’imposta sul valore aggiunto, i contributi previdenziali e le tasse sulla proprietà e sull’ambiente.

14mila miliardi gli aiuti erogati
Passando alle cifre, invece, il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che gli aiuti fiscali messi in campo contro la crisi pandemica in tutto il mondo hanno raggiunto i 14mila miliardi di dollari a fine 2020, in aumento di circa 2.200 miliardi rispetto al mese di ottobre. In particolare, 7.800 miliardi sono spese aggiuntive o tagli fiscali (questi ultimi, però, in misura minore) e 6.000 miliardi si riferiscono a garanzie, prestiti e iniezione di capitali e liquidità. I sostegni sono stati diversi in base alla gravità della crisi nei vari Paesi e alla capacità dei vari governi di accedere ai prestiti, ma gli sforzi più corposi sono stati quelli messi in campo dai Paesi avanzati (complessivamente 11.800 miliardi di dollari), che hanno registrato un aumento della spesa e un calo delle entrate che hanno provocato un aumento dei deficit di bilancio e del debito. In conseguenza di ciò, il debito pubblico medio, a livello mondiale, è passato dall’84% del Pil, nel periodo pre-pandemia, a quasi il 98% alla fine del 2020. Più limitata è stata, invece, la risposta alla pandemia da parte dei Paesi non avanzati, sia per la presenza di vincoli finanziari più rigidi sia a causa dei programmi di welfare meno sviluppati.

Il rapporto Ocse e i trend rispetto ad un anno fa
Il report dell’Ocse fornisce una panoramica delle misure introdotte dai vari Stati per fronteggiare la pandemia e come queste sono cambiate ed evolute rispetto all’anno precedente, fornendo anche indicazioni su come potrebbero essere migliorate per rispondere alle nuove sfide globali. Dallo studio emerge, per esempio, che, durante i primi mesi di diffusione del Covid-19, gli aiuti fiscali sono stati essenzialmente “di emergenza”, rivolti principalmente alle famiglie - sia come erogazioni dirette che come ampliamento delle prestazioni sociali - e alle imprese, in modo da evitare licenziamenti, problemi con i fornitori, i creditori o, peggio, la chiusura. Rientrano in quest’ottica il rinvio delle scadenze e dei pagamenti delle imposte, adottato da 3 Paesi su 4, le erogazioni a fondo perduto, lo stop alle cartelle esattoriali e così via.
Sebbene alcune di queste misure siano state prorogate, con il passare del tempo e l’avanzare della campagna di vaccinazione le politiche fiscali hanno subito un cambio di passo, e a partire dalla seconda metà del 2020 hanno iniziato a virare verso uno stimolo della ripresa economica e della crescita, adottando misure come incentivi fiscali rivolti alle imprese e la riduzione dell’Iva per determinati settori che sono stati più penalizzati dalla crisi.
Rispetto all’inizio della pandemia si sono registrati anche alcuni aumenti di imposte. Nella maggior parte dei casi si tratta di aumenti destinati a rimanere, in linea con i trend pre-pandemia, come per esempio quelli inerenti le accise sui carburanti; ma  ci sono stati anche aumenti che vanno in una direzione opposta a quella tracciata nel periodo antecedente la diffusione del virus, come la revisione al rialzo delle aliquote per i lavoratori con redditi più alti o lo spostamento verso un sistema più progressivo della tassazione sui redditi delle persone fisiche a discapito dei sistemi più piatti.
Dal report emerge anche che la risposta dei vari Paesi è dipesa anche dalla portata e dall’intensità di diffusione del virus, sia a livello geografico che temporale. I governi che hanno fatto ricorso ai lockdown, per esempio, hanno adottato delle misure fiscali più complete e strutturate, rispetto a quei Paesi dove le chiusure non sono state ritenute necessarie, mentre le regioni asiatiche sono state le prime a rimodulare gli aiuti emergenziali trasformandoli in stimoli per la ripresa.

Le raccomandazioni dell’Ocse
Per quanto riguarda le misure per la ripartenza, l’Ocse raccomanda la massima attenzione al momento più propizio per la loro introduzione, per esempio evitando di varare incentivi fiscali per la crescita se sono in atto ancora misure restrittive, in modo da massimizzarne l’efficacia, e sulla loro temporaneità, per non avere un impatto troppo alto sui bilanci pubblici, incoraggiando, per esempio, gli investimenti delle imprese e la loro ricapitalizzazione. Inoltre, suggerisce di sfruttare questo momento per rivedere le proprie politiche fiscali per essere in linea con i nuovi trend globali registrati negli ultimi anni, che tengono conto di fenomeni come la digitalizzazione, l’invecchiamento della popolazione, i cambiamenti climatici, l’aumento delle disuguaglianze e il rispetto di una vera parità di genere.

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