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Dal mondo

Ocse: anche gli ispettori fiscali
sono senza frontiere

È l'iniziativa messa a punto per sostenere il cammino dei Paesi in via di sviluppo verso una economia moderna

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Dopo i medici senza frontiere è arrivata l’ora degli ispettori fiscali senza frontiere. A lanciare l’iniziativa è stata di recente l’Ocse, l’organizzazione con sede a Parigi, che raggruppa i Paesi sviluppati ed emergenti. L’occasione è stata offerta dall’incontro a Città del Capo, in Sudafrica, dell’Informal Task Force on Tax and Development, la struttura, operativa in seno all’Ocse, e istituita appositamente a sostegno dei Paesi in via di sviluppo per aiutarli a introdurre misure volte a garantire una buona gestione fiscale e finanziaria.

La motivazione alla base della proposta
Una nuova iniziativa a sostegno dell’equità, efficacia ed efficienza. È, in estrema sintesi, la motivazione che, secondo l’organizzazione parigina, sta alla base della costituzione dei tax inspectors without borders. Partendo da questo concetto, è prevista entro il 2013 la nascita di una fondazione indipendente che raggrupperà i tax inspectors e a cui saranno attribuiti poteri e competenze di revisione internazionale e consulenza. Squadre congiunte opereranno sotto l’egida di una supervisione locale in ogni singolo Paese mentre l’approccio utilizzato si basa sul concetto dell’apprendimento sul campo  “learning by doing”.

Come funziona la struttura
Ma come dovrebbe funzionare la nuova struttura? L’idea è semplice e si basa sul concetto di prossimità. La richiesta di aiuto esterno viene formulata direttamente dal Paese interessato che potrà contare, una volta avviato il procedimento di intervento, su esperti internazionali messi a disposizione direttamente dall’organizzazione. Il meccanismo di reclutamento dei tax inspectors coinvolge direttamente i Paesi aderenti all’Ocse dato che la provenienza è quella dei quadri degli ispettori fiscali in servizio presso le Amministrazioni finanziarie. Un servizio che, una volta avviato, potrebbe trasformarsi in un vero e proprio intervento di prossimità e che potrà contare su un bagaglio di esperienze ad ampio spettro nei settori del controllo e dell’audit.

L’Unione europea: occhio alla gestione finanziaria
Buona gestione fiscale e finanziaria internazionale, rafforzamento dei sistemi fiscali, sono le tre indicazioni su cui l’Unione europea ha a più riprese soffermato la propria attenzione. Tre condizioni essenziali per garantire il miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei Paesi in via di sviluppo e per fare in modo che si possano utilizzare in maniera più efficace i finanziamenti destinati allo sviluppo. La cooperazione fiscale con i Paesi in via di sviluppo e la lotta contro la frode e l'evasione fiscale rappresentano poi, secondo la Commissione europea, obiettivi ineludibili per contribuire all’efficienza dei sistemi tributari e all’aumento del gettito fiscale. Le imposte sono infatti essenziali per lo sviluppo sostenibile, la legittimità dello Stato, la stabilità economica, il finanziamento dei servizi pubblici e delle infrastrutture.

I principali ostacoli che incontrano i Paesi in via di sviluppo
Fragilità delle strutture economiche e scarsa competitività, instabilità politica, bassa qualità governativa e carente Stato di diritto, cattiva gestione fiscale e ripartizione iniqua del carico tributario tra i contribuenti, debolezza dell'Amministrazione fiscale, carente di mezzi e di competenze. Sono i principali ostacoli che, secondo la Commissione europea, i Paesi in via di sviluppo incontrano nel cammino verso un miglioramento delle condizioni economiche e sociali. Ed è in questo contesto che si inscrive l’azione dei partner Ue che, tra le varie misure indicate, annovera anche il rafforzamento delle competenze e delle capacità delle Amministrazioni tributarie e dei responsabili della contabilità dei Paesi in via di sviluppo. E l’iniziativa varata dall’Ocse è in questa direzione.
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