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Dal mondo

L’Unione doganale compie 50 anni
tra successi e sfide future

Dal 1968 ha preso il via il percorso di cooperazione, grazie all’impegno degli Stati membri e delle autorità europee

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L’Unione doganale festeggia il suo cinquantesimo compleanno. Cinquant’anni durante i quali, passo dopo passo, le autorità nazionali del settore hanno rafforzato sempre più la propria collaborazione per garantire la libera circolazione delle merci e per adottare una tariffa comune nei confronti dei prodotti provenienti dai Paesi terzi.

La storia
L’Unione doganale prende il via il primo gennaio del 1968, dodici mesi in anticipo rispetto a quanto preventivato dalle autorità europee del tempo. Da quella data parte un percorso di cooperazione segnato da alcune tappe importanti. Nel 1993 vengono aboliti i controlli doganali alle frontiere interne. Il primo maggio 2016 entra in vigore il Codice doganale dell’Unione, che contiene un pacchetto di regole adottate, oltre che dagli Stati Ue, anche dal Principato di  Monaco e dai territori britannici (Akrotiri e Dhekelia, Guernsey, l’isola di Man e il Jersey).  Il Codice, in particolare, è stato introdotto con lo scopo di semplificare il sistema doganale e di avviare la digitalizzazione del dialogo tra Amministrazioni e operatori.
Nel 2016 la Comunicazione della Commissione europea ha dato un ulteriore impulso allo sviluppo dell’Unione rafforzando la cooperazione tra le autorità doganali nazionali attraverso la condivisione delle best practice e lo sviluppo di progetti di informatizzazione.
Ma è soprattutto il programma comunitario Dogana a fornire un supporto continuativo alla cooperazione. Il programma si occupa, in particolare, della gestione di gruppi di lavoro costituiti da esperti appartenenti ai Paesi membri e delle attività di formazione e aggiornamento per funzionari doganali, imprese e associazioni di categoria. Secondo i dati ufficiali, dal 2014 sono stati formati 828mila dipendenti doganali. Alle attività partecipano anche rappresentanti degli Stati candidati a entrare nell’UE come Albania, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Serbia e Turchia. Per finanziare il programma è previsto per il periodo 2021-2027 un budget di 950 milioni euro, quasi il doppio rispetto a quello  stanziato per il 2014-2020.

I numeri
Le ultime statistiche, rese pubbliche dalla Commissione, sono relative al 2016 mentre al momento sono disponibili solo alcuni dati sul 2017. Nel corso del 2016 le autorità doganali hanno bloccato più di 41 milioni di prodotti contraffatti per un valore di 670 milioni di euro. Sono, invece, più di 63mila i prodotti intercettati che violano i diritti di proprietà intellettuale e 14mila i beni rischiosi per la salute dei consumatori.
Le autorità hanno sequestrato, inoltre, quasi 299 tonnellate di droga. Continua l’attività delle dogane nel contrasto al riciclaggio di denaro: ogni anno più di 100mila dichiarazioni di trasferimento di denaro contante per un importo pari o superiore a 10mila euro vengono inviate alle autorità, per una somma complessiva di 62 miliardi di euro. Annualmente vengono portate allo scoperto più di diecimila dichiarazioni incomplete o omesse: nel 2016 i casi più significativi sono stati 571 per un importo totale di 50mila euro. Le Dogane sono riuscite a scovare anche dazi non pagati per un totale di 537 milioni di euro.
Nel 2017 gli uffici delle amministrazioni doganali nazionali, presso cui lavorano circa 114mila funzionari, hanno trattato 331 milioni di dichiarazioni, mentre sono circa 21 miliardi gli euro raccolti dalla riscossione dei dazi, di cui 20 destinati a finanziare il budget dell’Unione. Una cifra che nel 2017 rappresenta quasi il 16% del bilancio dell’Unione.

Le sfide per il futuro
In prospettiva l’attività principale, oltre la cooperazione, sarà quella di supportare le amministrazioni nazionali nel contrasto di nuovi fenomeni illegali, legati soprattutto al commercio elettronico e alla tecnologia delle crittovalute. Nuove opportunità provengono, invece, soprattutto dal fronte della digitalizzazione: il 99% delle dichiarazioni doganali viaggia online, mentre sono circa 5,2 milioni gli operatori economici registrati all’interno della piattaforma Economic Operators Identification and Registration system (EORI).
 
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