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Dal mondo

Islanda: obiettivo sostenibilità
per le finanze pubbliche

È quanto emerge dalle indicazioni contenute nell’ultimo Rapporto Ocse sullo stato dell’economia

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Cinque anni di crescita ottenuti per lo più grazie al deprezzamento della moneta e al boom del turismo. E per l’Islanda la crescita dovrebbe andare avanti almeno fino al 2020. L’Economic Survey 2015 parla chiaro: su riforme e controllo della spesa pubblica il Paese è sulla strada giusta, purché non perda slancio e consolidi quanto realizzato finora.
Del resto, come ha evidenziato a Reykjavik il segretario dell’Ocse Angel Gurrìa nel corso della presentazione dell’indagine, il debito pubblico è in calo e i livelli di disoccupazione sono tra i più bassi tra i membri Ocse (il 4,9% della forza lavoro, rispetto alla media di questi Paesi che si assesta al 7,3%) e probabilmente scenderanno al di sotto del 4% entro il 2015. Ma soprattutto, una volta presi in esame i vari indicatori macroeconomici, Gurrìa ha sottolineato che il Pil dovrebbe crescere del 4,3% nel 2015 e del 2,7% nel 2016, dati che pongono il trend dell’economia islandese al di sopra della crescita media Ocse prevista per il prossimo biennio (2,1% nel 2015 e 2,6% nel 2016).
 
Lo stato dell’economia e l’import/export
Per quanto riguarda la bilancia dei rapporti con l’estero, negli ultimi anni la composizione delle esportazioni si è maggiormente differenziata. Infatti gli scambi verso l’estero risentono oggi meno della tradizionale dipendenza dai settori della pesca e della produzione di alluminio. E’ invece aumentato il peso del settore dei servizi, in parte per la recente crescita del turismo. Agli ottimi risultati hanno contribuito anche l'aumento dei prezzi registrato nel settore della pesca (fondamentale per l’economia nazionale) e la recente ripresa dei consumi. Tutto lascia ben sperare, insomma.
 
Mercato del lavoro e produttività, analisi e sintesi dell’Ocse
Nonostante la ripresa, il reddito pro capite del Paese rimane più basso di quello di altri paesi nordici e invece si attesta intorno alla media Ocse, forse a causa della bassa produttività delle aziende islandesi. La media annuale dell’incremento di produttività in Islanda, dal 2008 a oggi, è stata infatti dello 0,2%, tra i più bassi registrati negli Stati membri dell’Organizzazione. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, nel Rapporto si consiglia l’introduzione di riforme che diano allo Stato maggiore potere (e maggiori risorse) per intervenire e mediare tra datori di lavoro e lavoratori nei processi di contrattazione dei salari.
 
Dulcis in fundo, le raccomandazioni
Per l’Ocse andrebbe innanzitutto spostato il carico fiscale dalle imposte sui redditi all’Iva. Il governo inoltre non deve allentare la presa sulla spesa pubblica, specie ora che il debito che ha finalmente incominciato a diminuire. Le proiezioni di lungo termine dell’Economic Survey 2015 comunque suggeriscono che la politica fiscale dell’Islanda è sulla giusta strada per ottenere la sostenibilità delle finanze pubbliche, centrando così uno dei traguardi ritenuti vitali dall’Organizzazione di Parigi. 
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