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Iran, Siria ed EAU pronti a adottare l’Iva

L’imposta sul valore aggiunto, a partire dal prossimo anno, varcherà anche i confini mediorientali

Nei prossimi mesi infatti Teheran, Damasco e Dubai ne fisseranno il calendario preciso che segnerà l’adozione ufficiale e la definitiva entrata in vigore. Di fatto l’imposta, storicamente legata al Vecchio Continente, sarà esportata con opportuni adattamenti. Una riconfigurazione che sarà adattata alle necessità dell’economia iraniana e alle particolarità di quella araba. E questo proprio mentre il dibattito europeo sul tema dell’Iva e sulle proposte di modifica avanzate recentemente dalla Commissione europea, si preannuncia ad alta tensione, con Berlino contraria.

Il Presidente Mahmoud Ahmadinejad benedice l’adozione dell’Iva
In Iran, a dare il via libera all’introduzione dell’Iva, è stato lo stesso Presidente, Mahmoud Ahmadinejad, che già in passato era stato lo sponsor ufficiale dell’adozione d’una riforma profonda dell’intero sistema tributario nazionale. Infatti, la norma che introduce la nuova imposta era stata presentata nel 2003 in Parlamento dal Governo di allora. Ma la realizzazione era stata legata al rinnovamento profondo e alla modernizzazione dell’Amministrazione finanziaria persiana che ora sarà chiamata a gestirne la concreta applicazione. Al momento, a meno di revisioni o di cambiamenti, il provvedimento istitutivo dell’Iva comprende 53 articoli che si occupano di regolamentarne l’applicazione riguardo a beni e servizi, includendo sia l’import che l’export, mentre in precedenza si era pensato ad un limite legato al settore delle importazioni di determinati beni.

L’Iva seduce anche Damasco e Dubai
La lunga marcia dell’imposta sul valore aggiunto non s’arresta in Iran. Infatti, nei prossimi mesi sarà introdotta anche in Siria. A rivelarlo è stato il ministro delle Finanze, Muhammad al-Husain. L’appuntamento però è previsto per il 2009, mentre riguardo l’aliquota dovrebbe venir fissata al 10 per cento. L’area d’applicazione, al fine di favorire i ceti medio bassi, dovrebbe risparmiare i prodotti alimentari che quotidianamente accessoriano la tavola delle famiglie siriane. Il maggior gettito dell’Iva dovrebbe essere successivamente indirizzato a riequilibrare i conti pubblici del Paese che, nel 2008, rischiano di oltrepassare la linea dei 5 miliardi di dollari di deficit. Entro i primi quattro mesi del 2009 l’Iva si materializzerà anche all’interno dei confini degli Emirati Arabi Uniti. In realtà, la data precisa del varo sarà decisa nei prossimi mesi, dopo che i responsabili dell’economia di Dubai avranno anche fissato aliquote e aree di applicazione. Al momento infatti, i tecnici del ministero sembrano orientati sull’adozione d’un tasso pari al 5 per cento, anche se in futuro potrebbero venir inserite delle aliquote ridotte.

Il Petrolio dietro il boom dell’Iva
Il varo dell’imposta sul valore aggiunto in Iran, Siria ed Emirati Arabi Uniti, è finalizzato a recuperare una maggiore autonomia dal business del petrolio in materia di risorse da indirizzare sui capitoli del bilancio pubblico. A Damasco, per esempio, mentre nel corso del decennio passato le entrate generate dal mercato del barile alimentavano il 70 per cento delle disponibilità pubbliche, oggi si è scesi al 20 per cento, mentre la Siria ha perfino iniziato ad importare grandi quantità di greggio. Ancor più complessa la filosofia che sta invece ispirando Teheran e Dubai che, a differenza di Damasco, possono contare ancora sulle riserve di petrolio. Il calendario dell’economia dominata dall’oro nero non è però infinito, ragione questa che ha indotto i due Governi a predisporre una via d’uscita alternativa con l’obiettivo di riguadagnare i fondamentali d’una economia più autonoma rispetto al barile e al prezzo del greggio. Principio questo che sembra aver già fatto proseliti dato che anche l’Oman è orientato nei prossimi mesi ad aprire le sue norme fiscali all’Iva.
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