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Dal mondo

Iran: per le imprese estere
in arrivo importanti sconti fiscali

L’economia si apre ai capitali occidentali e chiama in causa soprattutto le società operanti nell’high-tech

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Svolta fiscale a Teheran. Dopo più di 35 anni di chiusura, il Fisco apre le braccia alle multinazionali straniere impegnate nei settori ad alta tecnologia. Nel corso d’una seduta ad hoc dell’intero Esecutivo, sono stati infatti messi sul tavolo due progetti che corrono in parallelo: il primo prevede la privatizzazione di parte del settore petrolchimico e degli impianti per la raffinazione del greggio; il secondo invece abbina a questo passo verso la privatizzazione l’adozione d’un pacchetto di misure volte ad attirare investitori internazionali, in special modo attivi nel settore High-Tech.
 
Fisco soft su ricerca e sviluppo – In pratica, le società estere che decideranno di investire nella costruzione di centri di ricerca nel Paese in vista dell’avvio di attività nei settori della ricerca avanzata e dello sviluppo, potranno beneficiare d’una serie di agevolazioni fiscali. La prima riguarda la disponibilità di somme significative da impiegare sotto forma di crediti d’imposta in proporzione ai costi sostenuti per l’avvio e la gestione delle attività di ricerca. Per quanto riguarda la somma stanziata, al momento il Governo ha indicato in 1 miliardo di dollari la somma disponibile. Ad ogni modo, le autorità iraniane che si occupano di ricerca e sviluppo hanno assicurato che, nel caso i fondi disponibili si esaurissero, alle grandi aziende straniere impegnate sarebbe comunque garantito un rimborso pari al 50% delle spese.
Una seconda norma di favore consentirebbe ai grandi investitori, holding, grandi gruppi, multinazionali ecc…di beneficiare dello stesso trattamento riservato alle imprese domestiche. Punto questo che determinerebbe un sostanziale taglio delle imposte dovute all’erario.
 
Anche la riforma del fisco in rampa di lancio -  Le misure fiscali di favore messe in campo per attrarre grandi imprese straniere saranno abbinate a un terzo punto, centrale nel ridisegno dell’economia iraniana, ovvero la riforma del fisco. Se ne parla da anni, senza però mai concretizzare passi avanti significativi. Ora invece, in realtà da mesi, è sul tavolo del Governo uno schema che prevede l’allargamento della base imponibile e, allo stesso tempo, un aumento dell’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto. L’obiettivo, coordinato con l’assenso e la cabina di regia del Fondo monetario internazionale, è dare impulso al distacco graduale dal regime fiscale oggi ancora largamente applicato che prevede un livello di tassazione eccessivamente basso, anche nei confronti dei grandi contribuenti, e questo grazie agli introiti extra che provengono dalla vendita del petrolio. Ora però, così ragionano i responsabili dell’economia iraniana, per rilanciare il Paese è necessario passare da un mercato egemonizzato dalle attività e dai ricavi petroliferi, a un sistema produttivo diversificato, puntando sulla ricerca, sulle nuove tecnologie, sull’informatica e sulle manifatture, settore dove l’Iran ha chance significative di competere anche sul piano internazionale.
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