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Dal mondo

Giappone, il balletto dell'Iva non seduce il debito pubblico

Alle prese con 11mila miliardi di dollari, Tokyo scommette sull'imposta che garantirebbe un gettito di 290 miliardi

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I conti ereditati dall'economia nipponica, alla luce della crisi, peraltro ancora ben visibile in alcuni settori d'eccellenza, per esempio, in quello dell'automobile e nella componentistica, sembrano non tornare. Lo stato attuale di confusione, dopo settimane d'altalenanti consultazioni e di studio è stato riassunto dalle secche parole pronunciate dal premier, Yukio Hatoyama, che ha annunciato al Paese per fine anno l'incontro con il debito pubblico da record pari a 11mila miliardi di dollari, cioè quasi il doppio della ricchezza prodotta annualmente dai giapponesi. E non finisce qui, perché per rendere più chiara la situazione ai contribuenti, persone fisiche e imprese, il nuovo capo dell'esecutivo nipponico ha concluso le sue esternazioni rammentando come per il 2014 sia invece largamente previsto, in particolare dall'Fmi, un vero e proprio salto nel rosso dei conti, pari al 250 per cento del pil. In pratica, il Giappone s'assicurerebbe, se questi trend fossero confermati, la coppa mondiale del debito pubblico tra i Paesi ad economia avanzata, cioè ricchi.

Più Iva meno debito? Scommessa rinviata
Ma niente paura, una soluzione c'è, anzi, due sono le chance sul terreno. Inizialmente, come anticipato dal diretto collaboratore del premier, Naoto Kan, si puntava all'aumento dell'aliquota dell'imposta sui consumi il cui raddoppio, dal 5 al 10per cento, era dato come imminente e non trattabile. In pratica, l'idea era di puntare sul maggior gettito Iva per far cassa in modo da garantire le entrate necessarie per compensare il taglio sostanziale delle spese cosiddette "inutili", o peggio, veri e propri "sprechi". Fine dichiarato dell'operazione, non chiudere del tutto il rubinetto della spesa, pur in presenza d'un debito senza più confine, senza però rischiare un ulteriore peggioramento dei conti pubblici. Quindi, l'abbinamento spese più razionali, cioè minori, e Iva più pesante erano le due soluzioni pronosticate giorni or sono, prima del brusco cambio di rotta annunciato in queste ore dallo stesso premier.

Contrordine: l'Iva non si muove prima del 2014
La giravolta fiscale è davvero indicativa dello stato confusionale, per molti critici "d'approssimazione", che sembra dominare la politica fiscale dell'attuale governo. Comunque, il cambio di marcia è stato certificato dalle parole del premier in carica, Yukio Hatoyama, che insieme all'annuncio sulla corsa record del debito verso il primato planetario ha congelato eventuali manovre sul versante dell'Iva, la cui aliquota base pari al 5% resterà, almeno per ora, invariata fino al 2014. Cosa accadrà una volta raggiunto il 2014 resta difficile da interpretare, tanto meno da prevedere. Resta comunque nell'agenda del fisco nipponico l'obiettivo d'irrobustire l'Iva, una finalità questa sulla quale l'accordo, almeno dei tecnici e degli esperti, sembra univoco. Quindi, per il momento, l'appuntamento con l'Iva che sale è rimandato.

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