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Dal mondo

Estonia: un tuffo nel Baltico per la moneta unica

Dal 1° gennaio è il diciassettesimo Stato che ha deciso di entrar a far parte ufficiale dell'Unione monetaria

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Dal 1° gennaio 2011 anche l'Estonia condivide il destino della moneta unica europea. Tallin, pertanto, ha abbandonato la corona in luogo dell'euro diventando il 17° Paese dell'area valutaria. Precedentemente la moneta della Repubblica era la corona estone (in estone Kroon) introdotta nel 1928, che ha sostituito il marco estone. Nel corso dell'invasione sovietica la circolazione della valuta venne soppressa ed eliminata dal rublo per poi essere reintrodotta con la nuova indipendenza estone sancita nel 1992. Il tasso di conversione è stato fissato a 15,6466 corone per 1 euro.

Valuta ufficiale
L'euro è la valuta comune ufficiale dell'Unione europea e quella unica per i Paesi che aderiscono all'Unione economica e monetaria (ossia Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna). L'Estonia, ultimo Paese ad entrare, in verità, avrebbe dovuto adottare l'euro fin dal primo gennaio 2007 ma, a causa degli alti livelli di inflazione, il passaggio alla moneta unica fu rinviato al 2011.

Gli obiettivi dell'adesione
Scopo principale dell'adesione è dare nuovo impulso all'economia baltica colpita dalla crisi finanziaria mondiale. La Repubblica del Paese nordico, inoltre, si prefigge di rafforzare la sua stabilità e, ai fini commerciali e fiscali, il proposito di attirare investimenti esteri. Per il cittadino estone, invece, la speranza principale è quella di risparmiare sugli interessi del mutuo acceso con le grandi banche europee e pagato in euro.
A ogni modo, il passaggio alla nuova moneta sembra essere sorretto da un recente sondaggio commissionato dal governo secondo cui circa il 52% dei cittadini estoni si esprime favorevolmente all'utilizzo dell'euro mentre il 39% sarebbe contrario. A motivare il giudizio contrario il timore degli effetti dell'adozione dell'euro sui prezzi (che, in ogni caso, dovranno essere mantenuti in entrambe le valute, euro e corona, fino al luglio 2011).

Crisi economica e ruolo del fisco
Sul piano fiscale, l'entrata dell'Estonia nell'Eurozona avrà un impatto non indifferente. Da un lato, infatti, la moneta comune sostiene le relazioni economiche e gli investimenti commerciali (questo dato è stato reso in modo più evidente nel periodo della crisi dove i mercati finanziari hanno dato scarso affidamento alle piccole valute, spesso poco conosciute). Dall'altro, la Repubblica ex comunista è l'unico Paese che, già, adotta la cd. flat tax.  L'Estonia, infatti, è uno dei pochi esempi al mondo di un Paese che ha contrastato la crisi economica globale riducendo sensibilmente le tasse.
Il tutto, a ben vedere, discende dalla riforma fiscale intrapresa nel 1994. Da quella data venne introdotta una unica aliquota per le persone fisiche e giuridiche.  Così si è passati dall'aliquota del 26% per poi scendere nel corso del tempo al 21% (la prospettiva è di giungere nel 2012 al 18%). Inoltre gli utili reinvestiti non sono soggetti a tassazione. In estrema sintesi, tutti i soggetti pagano il 21% dei profitti (redditi da lavoro, rendite da capitale e utili di impresa). Chi, invece, ha un reddito inferiore a 1.726 euro annui è esentato al 100% dal pagamento delle tasse. L'evasione fiscale, in tal modo, è ai minimi termini. Sotto il profilo sistemico, giova osservare che la flat tax estone grazie al sistema delle "spese imponibili" non è tecnicamente pura.

Le critiche del Fondo monetario
Il Fondo monetario internazionale, tuttavia, ha criticato questo sistema tributario definendolo poco equo e ha suggerito di alzare la soglia al di sotto della quale non si pagano le imposte. Sta di fatto che l'aliquota unica ha reso il Peese più attraente per gli investitori internazionali facendo scuola in Europa. A seguire l'esempio dell'Estonia sono stati altri Stati come Lituania, Lettonia, Russia, Ucraina, Serbia, Slovacchia, Georgia e Romania.

I prossimi Paesi ex comunisti
Dopo Slovenia e Slovacchia, l'ex repubblica sovietica è il terzo Paese del vecchio blocco comunista a adottare l'euro. Per gli altri Paesi dell'ex regime sovietico che entreranno nell'eurozona si dovrà attendere il 2015 (Lituania e Lettonia) e 2019 (Polonia e Ungheria).
 

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