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Dal mondo

Digital tax, arriva l’accordo
tra le due sponde dell’Atlantico

Le imposte sui servizi digitali nazionali di Austria, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito cedono il passo a una nuova soluzione multilaterale

servizi digitali

Arriva una tregua nella guerra dei dazi tra Usa e Stati europei a meno di due settimane dallo storico accordo siglato tra 136 Paesi del Quadro inclusivo di Ocse e G20.
Il 21 ottobre, infatti, Austria, Francia, Italia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti hanno annunciato i termini di un accordo transitorio per il passaggio dalle attuali imposte sui servizi digitali alla nuova soluzione multilaterale sul Beps – nota come primo pilastro – architettata dal Quadro inclusivo Ocse sul Beps (vedi articolo “Ocse, ecco la roadmap per il fisco della nuova economia globale digitale”).

Gli obiettivi dell’accordo transitorio e le ragioni del compromesso
In una dichiarazione congiunta, i 6 Paesi firmatari hanno chiarito che l’intesa multilaterale nasce a sostegno del nuovo ordine fiscale internazionale, fondato sui due pilastri, che vedrà la luce nel 2023  (vedi articolo “Ocse, global tax sulle multinazionali. Col sì di 136 Paesi, al via dal 2023”). In pratica, il compromesso tra Usa e Stati Europei rappresenta una soluzione pragmatica alle tensioni diplomatico-commerciali degli ultimi anni e permetterà a tutti gli attori in campo di concentrare i propri sforzi sulla riuscita dello storico accordo del Quadro inclusivo su un nuovo regime fiscale multilaterale.
Che l’accordo sia un compromesso è dimostrato dal fatto che Austria, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito avrebbero preferito che l’abrogazione delle imposte sui servizi digitali fosse subordinata all'attuazione del Primo Pilastro, mentre gli Stati Uniti chiedevano che il ritiro di queste imposte avvenisse contestualmente alla firma dell’intesa dell'8 ottobre 2021 . La soluzione all’empasse è stata trovata in un credito d’imposta.
In pratica, gli Stati europei non dovranno abrogare le proprie imposte digitali fino all'effettiva applicazione del primo pilastro (prevista per il 2023) ma garantiranno alle imprese coinvolte la possibilità di detrarre la quota di imposte versata in eccesso rispetto a quanto sarà teoricamente dovuto sulla base delle regole del primo pilastro nel corso del primo anno di applicazione.
Gli Usa mettono così la parola fine alle misure commerciali approvate in risposta all’adozione delle varie imposte sui servizi digitali, viste da Washington come una minaccia alle imprese statunitensi.

Gli Usa plaudono all’intesa
Al di là dell’Atlantico, l’Ufficio del rappresentante del commercio degli Stati Uniti ha rilasciato una nota in cui viene commentato con favore l’accordo reso noto il 21 ottobre. Dal canto loro, quindi, gli Usa si dicono soddisfatti e annunciano che abrogheranno i dazi che avrebbero dovuto essere applicati sul commercio con Austria, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito. Guardando al lungo periodo, da qui al 2023 il Tesoro statunitense monitorerà l'attuazione dell'accordo. Nel frattempo, come era prevedibile, gli Usa cercheranno di convincere la Turchia e l’India a sedersi al tavolo e a siglare una soluzione compromissoria. India e Turchia sono infatti gli ultimi due Paesi che hanno deciso di introdurre imposte nazionali sui servizi digitali prima dell’entrata in vigore del sistema basato sui due pilastri, ma che hanno scelto di non aderire all'accordo multilaterale del 21 ottobre.
 

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