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Dal mondo

"Black hole" fiscale made in Usa da 1.700 miliardi di dollari

È l’ammontare globale dell’evasione, pari a 1.400 miliardi di euro, sfuggita al controllo del Fisco negli ultimi cinque anni
La preoccupazione determinata dall’estendersi della dimensione del fenomeno è stata rilanciata ufficialmente anche dal GAO (Government Accounting Office) che, in qualità di ufficio incaricato di controllare l’andamento della contabilità federale, ha riaffermato la criticità del fenomeno evasione in relazione alla esiguità delle risorse disponibili da indirizzare sui diversi capitoli di bilancio ridisegnati dalla Casa Bianca e dal Congresso.
Corre l’economia della locomotiva mondiale, che ha chiuso il 2005 con una crescita pari al 3,5 per cento del Pil e che, almeno secondo quanto previsto recentemente dalla Federal Reserve, potrebbe mantenere il medesimo passo anche nel corso del 2006. Ma il dato che preoccupa maggiormente i responsabili delle finanze statunitensi è quello relativo all’addensarsi di diverse nuvole contabili sui conti pubblici federali. Infatti, considerando l’invecchiamento rapido della popolazione e la crescita inarrestabile delle spese indirizzate al sostegno del Welfare, tra le quali emerge l’escalation delle risorse da investire nel servizio sanitario, le finanze pubbliche americane sembrano destinate a tingersi di un rosso piuttosto intenso nei prossimi anni, con un deficit stabile intorno ai 600 miliardi di dollari, tanto che un folto gruppo di strateghi e di analisti internazionali sembra oramai temere il manifestarsi di trincee contabili e finanziarie sul Pianeta-America piuttosto che la minaccia costituita dal moltiplicarsi di Stati sempre più propensi a ricorrere alle armi e non all’arte della diplomazia.
Corre l’economia, vola l’evasione fiscale
In realtà, è in questo quadro generale che si inserisce il dato, anch’esso preoccupante, relativo all’evasione fiscale diffuso recentemente dall’Internal Revenue Service (Irs), ovvero, l’Agenzia delle Entrate americana, il quale pur riferendosi ad un campione di dichiarazioni, circa 46 mila, che riguardano l’anno d’imposta 2001, è parte integrante di un progetto di ricerca decisamente innovativo. L’obiettivo, indipendentemente dalle annualità considerate, è fornire una stima apprezzabile del fenomeno dell’evasione fiscale che indebolisce in maniera significativa e continuativa le entrate tributarie degli Stati Uniti, finendo per accentuare la condizione già precaria relativa all’equilibrio dei conti pubblici. Il risultato della ricerca, condotta direttamente dall’Amministrazione tributaria Usa, indica in ben 345 miliardi di dollari la taglia media annuale del tax-gap, in pratica del differenziale tra le entrate tributarie attese e il gettito effettivo delle imposte federali. Peraltro il numero fornito dall’Irs costituisce la revisione, in termini decisamente peggiorativi, di una prima stima già pubblicata nel marzo del 2005 che, al contrario di quest’ultima, fissava intorno ai 312 miliardi di dollari il trend medio delle perdite originate dalla modesta predisposizione del contribuente americano ad assolvere i suoi obblighi con il Fisco, soprattutto quando si parla di versamenti.
I numeri del tax-gap che preoccupano i responsabili delle finanze
Peraltro la preoccupazione determinata dall’estendersi della dimensione dell’evasione fiscale è stata rilanciata ufficialmente anche dal Gao (Government Accounting Office) che, in qualità di ufficio incaricato di controllare l’andamento della contabilità federale, ha riaffermato la criticità del fenomeno evasione in relazione all’esiguità attuale delle risorse disponibili da indirizzare sui diversi capitoli di bilancio recentemente ridisegnati dalla Casa Bianca e dal Congresso. Infatti, considerando il risultato della ricerca realizzata dall’Irs, nell’ultimo quinquennio l’Erario di Washington avrebbe perso ben 1.700 miliardi di dollari, circa 1.400 miliardi di euro, una somma sovrapponibile alla ricchezza prodotta annualmente dal nostro Paese.

Le aziende evadono meno dei contribuenti individuali
Disaggregando il dato complessivo calcolato dall’Amministrazione tributaria statunitense, alcuni numeri sembrano piuttosto sorprendenti. Infatti, mentre la quota maggiore dell’evasione viene ricondotta a versamenti sottostimati o a false dichiarazioni relative alle imposte dei redditi delle persone fisiche, ben 244 miliardi di dollari, soltanto 32 miliardi di dollari sono ricollegati al settore dei profitti e delle imprese. Consistente invece anche il mancato pagamento delle ritenute e delle trattenute fiscali che vedono i datori di lavoro, inclusi autonomi e professionisti, come protagonisti. In fondo alla graduatoria compaiono infine i gap fiscali relativi all’imposta di proprietà e alle accise. In realtà, il dato piuttosto modesto riferibile alla no-tax-compliance delle aziende ha sollevato numerosi interrogativi sull’affidabilità della metodologia utilizzata dall’Irs per definire la ricerca. Infatti, almeno secondo le stime riportate da altri Istituti di ricerca a da numerosi esperti, l’evasione fiscale che vede le società protagoniste avrebbe una taglia ben superiore rispetto ai 32 miliardi di dollari segnalati dall’investigazione condotta dall’Irs. Insomma, anche gli imperi sembrano quindi destinati a subìre i rovesci contabili causati dall’evasione fiscale. Quello statunitense non sembra costituire, almeno fino ad oggi, un' eccezione.





La taglia dell’evasione fiscale made in Usa stimata dall’Irs, utilizzando i dati relativi all’anno d’imposta 2001.

Fonte: Gao, Irs (i dati riportati nel grafico sono espressi in miliardi di dollari).
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