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Dal mondo

Africa, il gettito rimane stabile.
Su le imposte, giù i contributi

Media tra entrate e Pil ferma al 17,2% per il terzo anno di fila. I risultati 2017 vedono al top le Seychelles (31,5%). Fanalino di coda la Nigeria (5,7%)

Africa entrate erariali

In Africa la media tra entrate e Pil è rimasta invariata al 17,2% per il terzo anno consecutivo. Lo rivela il report Revenue Statistics in Africa 2019 dell’Ocse, che analizza i dati delle entrate tributarie e contributive del 2017 di 26 Paesi africani. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico sottolinea come il risultato africano del 2017 sia inferiore ai dati registrati in media nell’area dell’America Latina e dei Caraibi (22,8%) e negli Stati aderenti all'Ocse (34,2%). Nel volume, presentato a Tunisi a fine novembre, si auspicano maggiore impulso alle imposte verdi e una migliore governance delle amministrazioni fiscali.

Sfumature e particolarità all’interno del continente africano
Come era possibile aspettarsi, i 26 Paesi coinvolti nell’indagine Revenue Statistics in Africa 2019 – che rappresentano nel complesso quasi i tre quarti di tutto il Pil del continente africano – hanno registrato risultati molto eterogenei: i rapporti entrate/Pil, infatti, passano dal 5,7% della Nigeria al 31,5% delle Seychelles. La misura della “forbice” del 2017 è pertanto ampia ben 25,8 punti percentuali. L’edizione di quest’anno,   presentata a Tunisi a fine novembre, comprende per la prima volta la Guinea Equatoriale, il Madagascar, la Mauritania, la Nigeria e le Seychelles.

Cosa sale e cosa scende nel bilancio dell’erario
Da un punto di vista metodologico, va sottolineato che nel numeratore del rapporto percentuale tra entrate e Pil rientrano sia le entrate tributarie che le entrate non tributarie (composte per lo più dalle entrate contributive). A entrambe le categorie il volume dedica appositi approfondimenti.
Le informazioni statistiche contenute in Revenue Statistics in Africa 2019 riguardano i seguenti 26 Stati africani: Botswana, Burkina Faso, Capo Verde, Camerun, Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Congo, Costa d'Avorio, Guinea Equatoriale, Egitto, Swaziland, Ghana, Kenya , Madagascar, Mali, Mauritania, Mauritius, Marocco, Niger, Nigeria, Ruanda, Senegal, Seychelles, Sudafrica, Togo, Tunisia e Uganda.
In un’ottica di lungo periodo, è ancora più evidente la differenza di andamento tra le entrate tributarie e le altre entrate. Se dal 2008 al 2017 in media le prime sono aumentate in rapporto al Pil del +1,5%,le seconde sono andate per lo più diminuendo. In generale, nel 2017 le entrate contributive sono state inferiori alle entrate tributarie in quasi tutti i Paesi coinvolti nell’indagine dell’Ocse, con l’eccezione di Botswana, Repubblica del Congo e Guinea Equatoriale. Inoltre, nel periodo compreso tra il 2010 e il 2017, l’aumento medio delle entrate tributarie (pari all'1,9% del Pil) è stato compensato da una riduzione media dell’1,8% avvenuta nell’ambito delle entrate non tributarie e contributive, che sono passate dal 7,5% del 2010 al 5,7% registrato nel 2017.
 
Le imposte indirette dominano il tax mix africano
L’evoluzione avvenuta negli ordinamenti dei Paesi africani negli ultimi dieci anni, ha portato l’Iva e l’imposta sul reddito delle persone fisiche (Pit) ad avere una percentuale più elevata rispetto al 2008. In particolare, nel 2017 l’Irpef  rappresenta il 15,4% del gettito totale, mentre i contributi previdenziali rappresentano l’8,1% del gettito. Le economie africane continuano a fare molto affidamento sulle tasse su beni e servizi, che rappresentano il 53,7% del gettito fiscale totale nei 26 Stati. All'interno di questa categoria, le imposte sul valore aggiunto (Iva) hanno rappresentato il 29,4% delle entrate fiscali totali. Nel frattempo, le imposte sul reddito delle società (Cit) hanno generato il 18,6% del totale delle entrate fiscali - una percentuale più elevata rispetto a America Latina e area dell'Ocse - ed erano equivalenti al 2,8% del Pil nel 2017.

Analisi e proposte, dal 2008 a oggi
Alcune osservazioni contenute nel rapporto sono degne di nota. Dal punto di vista green, le tasse ambientali rappresentano una piccola ma crescente percentuale delle entrate fiscali in Africa e possono avere un ruolo importante nell'aumento del gettito e nell'incoraggiare la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio. Le tasse sulla proprietà immobiliare si sono dimostrate molto più basse in Africa che in America Latina e nell’area Ocse, ma hanno il potenziale per svolgere un ruolo chiave nel finanziamento di servizi locali migliori. Allo stesso modo, per l’Ocse sono necessari alcuni interventi, primo fra tutti il miglioramento della governance dei dipartimenti e delle agenzie che si occupano della gestione e riscossione dei tributi, in modo da promuovere l’etica fiscale dei cittadini nei confronti degli adempimenti tributari (il tax morale) e aumentare il gettito erariale complessivo.

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