Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Attualità

La residenza all’estero

Il riferimento normativo è rappresentato dalla legge n. 470 del 1988 che prevede una serie di adempimenti in materia
Sono sempre più numerosi i cittadini italiani che svolgono una parte del percorso professionale oltre i confini territoriali. In questo contesto FiscoOggi, per aiutare il connazionale che vive e opera fuori dell’Italia a comprendere alcuni aspetti di rilievo della normativa fiscale internazionale, pubblica un nuovo articolo di approfondimento. Nella seconda puntata l’attenzione si focalizza sul tema della residenza all’estero.
Ai fini delle imposte sui redditi sono considerati residenti all’estero coloro che per la maggior parte del periodo di imposta, ossia per almeno 183 giorni (o 184 per gli anni bisestili):
- non sono iscritti nelle anagrafi comunali dei residenti;
- non hanno nel territorio dello Stato italiano il domicilio;
- non hanno nel territorio dello Stato italiano la residenza. I residenti all’estero che hanno prodotto redditi o possiedono beni in Italia sono tenuti a versare le imposte allo Stato italiano, salvo eccezioni previste da eventuali Convenzioni per evitare le doppie imposizioni stipulate tra lo Stato italiano e quello di residenza. Tuttavia, nel caso di trasferimento di residenza in uno dei Paesi a regime fiscale privilegiato, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente devono comunque fornire la prova dell’effettiva residenza in questo Stato.
Le prove documentali da esibire
In particolare questi cittadini devono essere pronti a fornire la prova del reale trasferimento all’estero, come ad esempio che non hanno in Italia la dimora abituale, ovvero il complesso dei rapporti afferenti gli affari e gli interessi allargati (aspetti economici, familiari, sociali, morali ecc.). I suddetti soggetti potranno a tal fine utilizzare qualsiasi mezzo di prova di natura documentale o dimostrativa, come, ad esempio:
- la sussistenza della dimora abituale nel Paese fiscalmente privilegiato (sia personale che dell’eventuale nucleo familiare);
- l’iscrizione ed effettiva frequenza dei figli presso istituti scolastici o di formazione del Paese estero;
- lo svolgimento di un rapporto lavorativo a carattere continuativo stipulato nello stesso Paese estero;
- l’esercizio di una qualsiasi attività economica con carattere di stabilità. In base alle norme fiscali italiane i contribuenti esteri, ai fini delle imposte sul reddito, hanno il domicilio fiscale nel Comune italiano in cui il reddito è stato prodotto (o, se l’attività viene svolta in più Comuni, nel Comune in cui si è prodotto il reddito più elevato). I cittadini italiani considerati residenti, perché hanno trasferito la residenza in uno dei Paesi con regime fiscale privilegiato, hanno invece il domicilio fiscale nel Comune di ultima residenza in Italia.

L’iscrizione all’Aire
I cittadini italiani che abbiano stabilito la propria dimora abituale all’estero devono cancellarsi dall’anagrafe della popolazione residente e iscriversi all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), istituita e tenuta a norma della legge n. 470 del 27 ottobre 1988, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 261 del 7 novembre 1988. In particolare la legge dispone che i cittadini italiani che si trasferiscono all’estero per più di dodici mesi devono farne dichiarazione all’ufficio consolare della circoscrizione di immigrazione entro 90 giorni dall'immigrazione. Allo stesso modo i cittadini italiani residenti all’estero che cambiano la residenza o l’abitazione devono farne dichiarazione entro 90 giorni all’ufficio consolare nella cui circoscrizione si trova la nuova residenza o la nuova abitazione.
Gli effetti della dichiarazione
Gli effetti della dichiarazione all’ufficio consolare hanno decorrenza dalla data di ricezione della stessa da parte dell’ufficiale di anagrafe italiano, qualora non sia stata già resa la dichiarazione di trasferimento della residenza all’estero presso il Comune di ultima residenza in Italia. Il soggetto interessato, infatti, oltre all’obbligatoria comunicazione al Consolato, può, entro venti giorni prima della partenza, comunicare il trasferimento in Italia. Qualora il trasferimento all’estero coinvolga, oltre al dichiarante, gli altri componenti del nucleo familiare, la dichiarazione può essere resa a favore anche di questi. Ci sono vari modi per effettuare l’iscrizione all’Aire che, si ricorda, è completamente gratuita:
- recandosi di persona presso l’ufficio consolare italiano entro 90 giorni dall’avvenuto espatrio, con un documento di riconoscimento in corso di validità (carta di identità o passaporto), e fornire, attraverso la compilazione del modulo per l’iscrizione, le notizie anagrafiche richieste;
 - richiedere il modulo di iscrizione al Consolato e inviarlo per posta, completo di tutti i suoi dati insieme alla fotocopia del documento di riconoscimento in corso di validità (carta di identità o passaporto);
- in alternativa, i cittadini possono anche iscriversi direttamente all’Aire del proprio Comune italiano al momento di trasferire all’estero la propria residenza. Qualora il trasferimento all’estero coinvolga, oltre al dichiarante, gli altri componenti del nucleo familiare, la dichiarazione può essere resa a favore anche di questi. In tal caso, ovviamente, chi fa la dichiarazione, deve esibire i documenti di tutti i componenti.
L’iscrizione all’Aire e i servizi erogati
L’iscrizione all’Aire consente di usufruire di una serie di servizi erogati per legge dagli uffici consolari. Tra questi si segnalano:
- in materia di passaporti: accertamento dei requisiti per il rilascio o il rinnovo del passaporto;
- in materia di stato civile: legalizzazione degli atti di stato civile emessi dall’autorità straniera; ricezione e richiesta di trascrizione degli atti di nascita, di matrimonio, di morte; rilascio del nulla osta per la celebrazione del matrimonio presso le competenti autorità locali; richiesta presso i Comuni italiani e affissione presso l’Albo consolare delle pubblicazioni di matrimonio; ricevimento e successiva trasmissione ai Comuni italiani del riconoscimento di figli naturali; iscrizione delle nascite e dei decessi nei registri dello stato civile; ricevimento e trasmissione ai Comuni italiani delle sentenze straniere. A tal proposito, si ricorda che, con l’entrata in vigore della legge n. 127 del 1997 e del relativo regolamento di esecuzione (Dpr n. 403 del 1998), in materia di esemplificazione delle certificazioni amministrative anche in materia di stato civile, è ampiamente possibile il ricorso all’autocertificazione;
- in materia di servizio militare: notifica all’interessato del precetto di leva; arruolamento degli iscritti di leva che intendono rimpatriare per prestare il servizio militare e, in genere, ogni altra operazione riguardante la leva militare;
- in materia notarile: ricevimento di atti pubblici (procure, testamenti), di atti notori; autenticazione di sottoscrizioni apposte a scritture private e, in genere, svolgimento di tutte le altre funzioni notarili nei casi in cui gli atti sono destinati a valere in Italia;
- in materia di cittadinanza: ricevimento delle istanze e accertamento dei requisiti necessari per l’acquisto della cittadinanza italiana (es. da parte di coloro che, nati in Italia, hanno perso la cittadinanza e intendono riacquistarla); i discendenti di cittadini italiani che chiedono il riconoscimento dell’eventuale possesso della cittadinanza; gli stranieri che desiderano acquistare la cittadinanza italiana.
L'iscrizione all'Aire e risvolti fiscali
Dal punto di vista fiscale l’iscrizione all’Aire attesta e conferma la non residenza in Italia ma, a differenza dell’iscrizione nelle anagrafi del territorio dello Stato, è un elemento che può essere superato quando il soggetto mantenga, ad esempio, nel territorio nazionale i suoi interessi principali, come, ad esempio, la propria famiglia.
URL: https://fiscooggi.it/rubrica/attualita/articolo/residenza-allestero